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L’Archivio Storico dell’Accademia Nazionale della Crusca. Lingua, Memoria e Identità.

Pubblicato da Massimo Laurenzi / luglio 15, 2016 / , , , / 0 Commenti

Lingua identità e prigioni didascaliche

Con sufficiente leggerezza si definisce, o peggio ancora si utilizza, il complesso rapporto fra lingua, linguaggio e identità riducendolo a mero elemento comunicativo e didascalico. La lingua, al contrario, suggerisce un prodotto sociale ancor prima che un insieme di convenzioni necessarie alla rappresentazione.

Se l’espressione individuale diviene sistema esclusivamente assimilando il linguaggio, di contro, è la lingua che definisce il fatto umano. Ne è dimostrazione oggi, lo spazio che essa contaminandosi, è disposta prima dei popoli a concedere alla multiculturalità.

Riflettendo oltre viene da ricordare che Roman Jakobson definì la lingua come una “struttura di sistemi” funzionale alla classificazione dell’esistente introducendo l’elemento dicotomico nella fluida formulazione di De Saussure. Nel farlo, tuttavia, compose ampliandola la riflessione  del semiologo svizzero ma ribadì con maggior vigore quanto necessario fosse considerare la lingua stessa non solo una nomenclatura bensì un processo naturale di sperimentazione evolutiva.

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La lingua italiana, la Crusca e L’Accademia

Sul limitare del ’500 a Firenze una generazione di “anticonformisti” in un lucido ma conviviale dibattito sulla letteratura e sulla lingua diedero origine all’Accademia della Crusca.

Nell’ottobre del 1583 Lionardo Salviati, aggiungendosi a distanza di qualche mese a Giovan Battista Detti, Anton Francesco Grazzini, Bernardo Canigiani, Bernardo Zanchini e Bastiano de’ Rossi definì il principio iconografico della stessa Accademia. La buona lingua come farina separata dalla Crusca.

Iniziarono a rintracciare e a formulare la lingua nell’elemento solido della scrittura. Colsero accorti il “più bel fiore” rilevando al contempo la sottile differenza fra letteratura e lingua. Setacciarono i testi trecenteschi fiorentini (Dante, Petrarca, Boccaccio)  includendovi per selezione autori successivi (Lorenzo il Magnifico, Machiavelli, Bembo, Ariosto).

Il primo Vocabolario degli Accademici della Crusca, frutto di quella febbrile attività, venne dato alle stampe a Venezia nel 1612. Il “gran libro della Nazione” (come fu definito dopo l’Unità d’Italia), malgrado i naturali appunti sui criteri d‘edizione, propose un rivoluzionario impianto lessicografico, riscosse uno straordinario successo in tutta Europa e promosse il valore identitario di una comune appartenenza linguistica.

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Qualche secolo dopo, l’influenza del romanticismo e l’opera filo-fiorentina di Manzoni segnarono l’inizio del declino dell’attività lessicografica dell’accademia. Nel 1923 la quinta edizione del Vocabolario venne interrotta dal decreto del ministro Giovanni Gentile che impose la sospensione dell’attività segnando il punto di un radicale mutamento dell’attività dell’Istituzione.

I lavori lessicografici ripresero nel 1964 e dal 1983 la compilazione del Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (TLIO), che è la parte antica del Vocabolario Storico Italiano, fu affidata al centro “Opera del Vocabolario Italiano”: istituto divenuto poi nel 2001 di competenza del CNR e stabilitosi nella stessa sede fiorentina di via di Castello.

L’Accademia rappresenta oggi in Italia e nel mondo il riferimento più autorevole per lo studio e la promozione dell’Italiano. L’attività scientifica e la formazione, la propensione filologica preminente (Il Centro di Studi di Filologia Italiana con le sue straordinarie pubblicazioni ne sono il massimo esempio) svincolata dall’originario impegno lessicografico definiscono e promuovono la diffusione della conoscenza storica ma anche critica dell’evoluzione attuale della lingua italiana.

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Archivio dell’Accademia

Il patrimonio archivistico dell’Accademia della Crusca testimonia la riflessione, lo studio e l’evoluzione della lingua italiana. La complessità di un nucleo documentale ibrido nella sua stessa essenza definisce una consistenza complessiva di circa 1.500 unità archivistiche, fra volumi, faldoni, buste, quaderni, scatole e schedari.

Il nucleo più antico della documentazione, trasferito nel 1783 presso la Biblioteca Magliabechiana (conseguentemente  all’annessione dell’Accademia della Crusca all’Accademia Fiorentina), venne recuperato solo nel 1811, quando Napoleone I, ordinò la riapertura della “Crusca” con lo scopo di una nuova edizione del vocabolario.

Le successive difficoltà istituzionali produssero, come sempre,  dispersioni e perdite parziali di documentazione. Il complesso documentale trovò finalmente cura nel lavoro, accorto e paziente di Severina Parodi, prima vera archivista dell’Accademia, che ebbe il merito di riunire e riordinare la documentazione, curandone inoltre il trasferimento nell’attuale sede della villa di Castello.

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Nel luglio del 2003 l’archivio fu trasferito in due nuove sale dell’Accademia (le attuali), appositamente allestite per un’adeguata conservazione, fruizione e tutela grazie al finanziamento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Nel 2005 l’ufficiale inaugurazione e intitolazione a Severina Parodi chiuse il cerchio di una storia inaspettatamente tortuosa.

L’Archivio possiede uno dei più importanti fondi documentari per la storia della lingua italiana. Si compone di due sezioni: Archivio Storico e Archivi Aggregati. L’Archivio Storico “Severina Parodi” conserva la documentazione (spogli di testi, verbali accademici, atti relativi alla compilazione delle cinque edizioni del Vocabolario, oltre verbali, lezioni accademiche, raccolte di manoscritti e di carteggi), che testimonia l’attività secolare dell’Accademia (1583-2016). Gli Archivi Aggregati raccolgono carte autografe e corrispondenza di letterati e linguisti del Novecento, tra i quali Franca Brambilla Ageno, Alberto Chiari, Gianfranco Contini, Gabriella Giacomelli, Bruno Migliorini, Francesco Pagliai, Pietro Pancrazi, Giorgio Pasquali e Flaminio Pellegrini.

Ai fondi dell’Archivio è possibile accedere attraverso l’Archivio Digitale. Circa 13.000 schede descrittive e 50.000 immagini sono oggi a disposizione degli studiosi di tutto il mondo che quotidianamente le consultano e fruiscono contribuendo ad attribuire valore alla lingua italiana.

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Riflessioni incaute di un giovane archivista

La nostra lingua ha rappresentato l’origine di una matrice identitaria prima ancora di una affermazione nazionale. Chi scrive, non riesce a condividere, pur rispettandole, le dispute culturali che ancora oggi alimentano il dibattito sull’appartenenza a un tradizione linguistica egemone o ad altre geograficamente dislocate.

Il “tessuto connettivo” italiano da sempre si compone di “isole” e “penisole”  idiomatiche, che tuttavia, l’accettazione di una comune appartenenza non svilisce ma rafforza. L’Italiano è una delle 24 lingue ufficiali e di lavoro dell’Unione europea ma ancora oggi la nostra Costituzione non la riconosce ufficialmente come lingua della Repubblica.

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Il valore culturale della nostra lingua è un elemento “politico” ancor prima che sociale se lo si relaziona, come sarebbe opportuno, ad un’appartenenza sovra-strutturata continentale e non più alla nostra condizione nazionale.

In conclusione, quell’elemento solido che si origina nel legame fra lingua, linguaggio e identità definisce la nostra composizione sociale e rappresenta la nostra stessa storia. Riflettere sull’evoluzione e sulla sedimentazione documentale prodotta nei luoghi in cui la nostra lingua si è evoluta e soppesata spinge a interrogarsi sulla funzione di testimone che archivi come quello dell’Accademia della Crusca rappresentano. Una funzione sociale, quasi “antropologica” ancor prima che culturale.

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Breviario

Indirizzo: Accademia della Crusca, via di Castello 46, 50141 Firenze

Tel: 055424577

Mail:  referente Archivio: benucci@crusca.fi.it

Sito Internet: www.accademiadellacrusca.it

Accessibilità:  per accedere è necessaria una lettera di presentazione di un accademico o di un professore universitario