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Archivia: memorie di donne 1/2

Pubblicato da Diana Fiore / giugno 25, 2014 / Lazio, Parliamo di Archivi / 0 Commenti

di Diana Fiore

Scriverò per impulso necessario, per forma e appartenenza, per stessa impronta e percezione, parole di donna spese per altre donne…

“..C’è un luogo in alcune stanze, all’ingresso di via della Penitenza 37, della Casa internazionale delle donne di Roma ,pieno di libri, di lettere e carte, di manifesti e volantini, di striscioni, di video e foto. È il luogo della memoria storica delle donne, il patrimonio storico dei movimenti femminili e femministi, conservato dall’Associazione Archivia costituitasi nel 2003, grazie all’iniziativa di associazioni formatesi in alcuni casi fin dai primi anni Settanta del Novecento. Con questa decisione quel gruppo di donne avviò un progetto culturale di grandissima rilevanza: raccogliere, riordinare, salvaguardare, valorizzare, socializzare i materiali della cultura femminista per diffonderne la sua conoscenza. Un’educazione alla cittadinanza vera, quella che non solo include le donne nel corpo sociale con i diritti politici, ma che dà la forza alle donne di decidere del loro destino, del loro corpo, della loro vita..”

La Casa internazionale delle Donne: brevi cenni

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La Casa internazionale delle Donne nasce come spazio e struttura aperta senza fini di lucro, con l’obiettivo di costruire e rappresentare la comunità femminile nazionale ed internazionale.
Nel 1983 i gruppi femministi di via del Governo Vecchio ottennero l’assegnazione dell’edificio di via della Lungara: un importante passo per la creazione di un luogo ufficialmente riconosciuto in cui tutte le donne potessero trovare un proprio spazio.
Il complesso vive da allora esclusivamente per autofinanziamento, (vengono organizzate attività, laboratori, iniziative e progetti) in un contesto denso di stimoli, determinazione e intuizione per la collettività femminile.
La sede, scelta simbolicamente dalle associazioni femministe è stata nei secoli passati luogo dell’emarginazione e delle condizioni disagiate delle donne durante il periodo storico della Controriforma.
Nacque nel 1615 come primo reclusorio femminile carmelitano per laiche dello Stato della Chiesa, denominato Ospizio della S. Croce per Pentite. Nell’ Ospizio erano recluse come pentite e convertite ex prostitute, adultere, madri nubili, donne con disagi o donne non in regola con gli obblighi religiosi, vivendo in povertà coltivando l’orto,cucendo e ricevendo elemosine.
Nel 1838, in seguito all’affidamento all’ordine vandeano “Nostra Signora della Carità del Buon Pastore” divenne Monastero del Buon Pastore e reclusorio del Tribunale del Cardinal Vicario nell’ambito della politiche della Restaurazione.
Nel 1854, durante il papato di Pio IX, fu tramutato in carcere giudiziario femminile con l’ampliamento dell’edificio ed ingresso su Via della Penitenza.
Durante il Regno d’Italia, il carcere passò all’amministrazione statale benché continuasse ad essere gestito dalle suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore, affollando le celle di prostitute clandestine e fuggitive delle case di tolleranza colpite dalle legge Cavour.
Nel 1895 il carcere fu trasferito a Regina Coeli e solo l’ala seicentesca dell’edificio restò abitata. La gestione della struttura invece fu affidata a una serie di Opere Pie che continuarono il lavoro delle suore, trasformandosi nel 1930, durante il fascismo, da Opera Pia Riformatorio del Buon Pastore a Casa di rieducazione per minorenni. Nel 1941 il Comune di Roma, prima dello scoppio della guerra, acquistò la struttura senza riuscire a completare l’atto di compravendita. La situazione si prolungò in una sorta di incertezza, con cause e ricorsi incrociati, per molti decenni sino alla definitiva conclusione dell’atto.
Nel 1983 le suore e l’Opera Pia lasciarono l’edificio, aprendo la possibilità ai movimenti femministi di usufruire della struttura. Con una delibera di transazione si destinò al Centro Femminista Separatista, che comprendeva dieci Associazioni e gruppi di donne, parte del complesso, in cambio dello sgombero dell’occupata sede di Via del Governo.
Dopo una lunga trattativa con il Comune di Roma fu fondata nel 2001 la Casa Internazionale delle Donne. Nel 2003 fu costituita Archivia, “memoria e cuore della Casa”, per far sì che la storia dei movimenti degli anni ’70 non andasse perduta.

“Una stanza tutta per sé”

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Parlare di Archivia è come affrontare la storia di tutte le donne di ogni paese e cultura.
Tra i tetti trasteverini sorge una loro e una nostra“isola felice”, creata dai movimenti femministi romani.
Un vero centro per la documentazione femminile, che nasce all’interno di un progetto e uno spazio più ampio: la Casa Internazionale delle Donne.
Grazie al coraggio, alla fatica e alla volontà, spesso controcorrente, di donne che hanno creduto in questa impresa, si è dato origine ad Archivia: riferimento fondamentale per uno studio condotto da donne sulle donne, poste finalmente al centro del mondo del sapere e della conoscenza.
Esplorare Archivia significa non solo conoscerne il suo patrimonio storico, ma interagire, sentendosene parte, con degli spazi, delle prospettive e dei volti totalmente femminili.

La raccolta di memorie e testimonianze di donne straordinarie che nel corso degli anni si è sedimentato in Archivia dimostra l’importanza della comprensione di uno spazio che concentra passato, presente e futuro. Per non dimenticare mai che la lotta per la donna non è mai finita.

“ Tesori di carta” : i fondi costituenti di Archivia

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I “tesori di carta” (definiti così nel primo convegno organizzato del 2005 per la presentazione dell’archivio) sono i fondi delle associazioni femministe costituenti, che rappresentano le fondamenta di Archivia.
Dichiarati di notevole interesse storico dalla Soprintendenza Archivistica del Lazio (Mibac), questi fondi rappresentarono il primo passo  di un’idea certamente coraggiosa, che potremmo definire quasi unica nel suo genere: lo sviluppo di quello che oggi è sia un luogo di concentrazione archivistica, sia una biblioteca specializzata, sia un centro della documentazione della donna:

Archivi del Centro Simonetta Tosi
Archivi del Centro di documentazione internazionale  Alma Sabatini
Unione Donne Italiane (UDI)
Biblioteca- Archivio Donna e Poesia
Archivio Paese delle Donne
Archivio Noi Donne/Cooperativa Libera Stampa
Centro di documentazione studi sul femminismo (CEDOSTUFE)
Archivi Lesbici Italiani(ALI)
Women’s  International  League  for Peace  and Freedom (WILPF)
Associazione  Scienza  della vita quotidiana – Lidia Menapace

Il complesso documentale

Archivia con il suo patrimonio bibliografico e archivistico si occupa di tematiche che oltre alla storia del femminismo, comprendono argomenti complementari e di approfondimento dell’universo femminile: storie dei movimenti politici delle donne, diritti, corpo, cura , sessualità, gender and women’s studies, ma anche, imprenditoria e occupazione femminile, arte, narrativa, poesia, teatro, cinema, etica, filosofia, psicologia, religione, critica letteraria, editoria, pacifismo e letterature migranti.
Parte della documentazione si può consultare in più reti: il materiale bibliografico nel catalogo SBN (ammonta circa a 20.000 volumi e 600 periodici storici nazionali ed internazionali, oltre alle riviste correnti del femminismo), nella rete specializzata sulla cultura di genere Lilith e alcuni fondi archivistici in Archivi del Novecento degli Istituti culturali.
Archivio e Biblioteca costituiscono un corpus integrato di fonti. Anche le fonti librarie fondative della Biblioteca hanno origine come parte di fondi archivistici di cui riportano la classificazione. L’archivio spazia dalla collezione storica composta dalle opere del femminismo internazionale edite tra gli anni Sessanta e Settanta, alla biblioteca e fondo di Alma Sabatini e al fondo Simonetta Tosi, dalle opere biografiche e autobiografiche di donne illustri dall’antichità al contemporaneo, alla sezione di letteratura e poesia italiana con raccolta di opere di autrici importanti (Alma Sabatini, Sibilla Aleramo, Annie Vivanti, Ada Negri, Grazia Deledda, Cristina Campo ecc..) insieme ad una bibliografia di critica letteraria al femminile.
Importanti sono le fonti per la storia delle donne, documentate dai testi del primo movimento emancipazionista internazionale, dall’età dei fascismi fino alla nascita della Repubblica.
Archivia si propone, inoltre, come centro di studio e di ricerca. È possibile trovarvi anche un catalogo di tesi di laurea e di dottorato svolte sulle fonti conservate in Archivia.

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L’archivio comprende inoltre  una cospicua sezione di periodici costituita da 600 testate tra italiane e straniere. La difesa della lavoratrici (1912-1925) e Journal des demoiselles (1833-1925) costituiscono le riviste “spente” che risalgono ai tempi più antichi.

Noi Donne (è tra le riviste “correnti”) nata nel 1944 , di cui Archivia possiede la collezione completa, ma anche l’archivio redazionale dagli anni 1960 con materiali precedenti.
Importante testata giornalistica dei Gruppi di difesa della donna nell’Italia occupata dai tedeschi e allo stesso tempo nell’Italia liberata rappresentò il movimento che porterà alla nascita dell’UDI (Unione Donne Italiane). All’interno di Noi Donne si è creato negli anni un archivio fotografico di grande interesse, che documenta e testimonia l’attività militante sia della redazione giornalistica sia che dei momenti salienti della lotta per i diritti della donna .

Altre testate che hanno contribuito ad informare e comunicare, divenendo uno strumento fondamentale per le associazioni femministe presenti in Archivia, sono Sottopra nata a Milano negli anni ’70; Effe, mensile autogestito che affronta temi fondamentali del femminismo italiano ed internazionale; Differenze, rivista romana dei movimenti delle donne, che dal 1976 al 1982 affronta in 12 numeri importanti argomenti (aborto, sessualità, contraccezione, parto ecc..), realizzati ognuno da un collettivo differente, e negli stessi anni Quotidiano Donna di grande fama e diffusione. Tutto questo, e molto moltissimo altro è Archivia.