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Archivia: memorie di donne 2/2

Pubblicato da Massimo Laurenzi / giugno 26, 2014 / Lazio, Parliamo di Archivi / 0 Commenti

di Massimo Laurenzi
Scriverò da parte avversa, un’avversità che individua una non appartenenza e non un riflesso ostile; scarto cromosomico s’intende, scarto di “genere”. Procedo a stento su un margine irrimediabile di manchevolezza.

Donne e Femminismo: “Amnesia originaria”

Il sospetto d’una ribellione (come sempre d’altronde) divenne consistenza per acclamazione; non è mai esistita, o quasi, una conquista  sociale che non fosse licenziata e dunque almeno in parte  giustificata dalla necessità.
Fu evidente, necessario per dir meglio,  ottenere una “parità” che non costringesse  l’identità femminile ad un mutamento orientato all’assimilazione di quella maschile, ma che garantisse nella naturale differenza  un’equivalente possibilità  rispetto alle condizioni di successo, alle distinzioni d’opinione ed al giudizio sociale.
Si combatté duramente  scongiurando il rischio d’una conquista che si arrestasse alla liberazione sessuale femminile ridefinendo (e non fu cosa da poco) il concetto comune di donna, caricandolo di complessità e ampiezza.

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Allo stesso modo, però, il “furore della battaglia” esaurì con difetto d’assoluzione lo slancio e la certezza d’essere nel merito. Quei “pozzi“ depressivi, che sono” materia solubile” difficile da arginare e quell’agonizzante senso d’inadeguatezza, di cui parlarono Natalia Gizburg e Alba de Céspedes come spessore insito in ogni  donna, tornarono  a segnare il presente e la sua proiezione futura nel pensiero femminile ovattando, in alcuni casi, il clamore d’un ricordo tanto denso di significato.

Gli Archivi delle Donne. Anomalie di genere

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Storia fatta spesso di silenzi quella femminile: invisibilità e “asimmetria” rispetto ai meccanismi del potere purtroppo. Fino al periodo moderno le carte delle donne sono  da individuare, “snidare”  (direbbe Isabella Zanni Rosiello) in agglomerati documentari più ampi: operazione  priva di scorrettezza e tanto meno lesiva anche se minuziosa e sovversiva.

In seguito, la storia sociale  contemporanea seppur nel merito d’ una  ridefinizione dei paradigmi teorici della percezione femminile, compose al contempo, un scenario specifico d’impronte apposte ed un anomalia di genere nei processi di recupero della memoria delle donne .
Furono inglobate e mai colmate lacune documentali che testimoniano uno scarto palese fra  la pratica e la scrittura, naturalmente riflessa nell’opacità della restituzione storica. Documenti di difficile datazione e localizzazione, privi in qualche caso, anche di sottoscrizione.

Memorie spesso legate ad una scelta consapevole di selezione e prive dunque di quell’involontarietà legata all’attività pratica che caratterizza la sedimentazione archivistica tradizionale: “Monumenti” li avrebbe definiti Le Goff .  Aggregati documentari di frontiera, dunque,  posti in zone fragili , dove il confine fra archivio e memoria personale è labile e ambiguo.

Il merito di Archivia

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Malgrado la specifica complessità documentale, a cui si sommano  difficoltà gestionali e finanziarie connaturate alla condizione esistenziale dei luoghi di conservazione della memoria , le “socie specialiste” di Archivia  svolgono con dedizione competenza e “amore”  lavori di riordino e indicizzazione sugli eterogenei fondi che continuano a incrementare la ricchezza di fonti di Archivia oltre l’originario patrimonio documentale delle associazioni costituenti.

Quella cura specifica e minuziosa alle carte delle donne ricalcano la stessa attenzione e prospettiva (l’esempio occorrerebbe dire)  riscontrabile in quelle “raccomandazioni per un uso non sessista della lingua” risalenti a più di 20 anni fa di Alma Sabatini. Operazioni (quella di Sabatini ieri, e quella di Archivia oggi) di genere sì, ma di merito complessivo, operazioni  di identificazione femminile  ma anche di assimilazione ed evoluzione culturale.

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Sono molte le energie e le iniziative che nel corso degli anni sono state profuse e proposte al fine di valorizzare e far emergere con naturalezza la storia e il pensiero delle donne.
Organizzare convegni e seminari, incontri con protagoniste della vita culturale del paese, presentazioni di libri e tesi di laurea o dottorato, proiezioni di documentari, mostre fotografiche e documentarie, proporre incontri e corsi alle scuole su temi relativi alle differenze di genere, sono solo una parte, di quanto un’ entusiasmo possa ridefinire un impegno tramutandolo in una missione. Quegli ingombranti silenzi delle donne sulla propria storia e sul proprio ruolo all’interno di una storia più grande trovano nella cura di altre donne, nuovi suoni per essere pronunciati. È pratica continua e continua ossessione. Una nuova e sostanziale battaglia .

Si è scritto in due approssimandosi, per consapevolezza e partecipazione, opposte appartenenze comuni conclusioni.

Breviario.

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