info@archivitaliani.it

La colonia penale di Tramariglio. Il recupero di un archivio penitenziario “dimenticato”.

Pubblicato da Rocco Benevento / ottobre 3, 2014 / , , , , , , / 0 Commenti

di Stefano A. Tedde

Note storiche introduttive.

A Porto Conte, nella parte nord occidentale della Sardegna, durante il periodo fascista venne istituita una colonia penale. Questa sorgeva in una propaggine di territorio caratterizzato da un paesaggio rurale arido e brullo, incluso nella vasta regione della Nurra, oggetto, già dalla metà dell’Ottocento, di un intensivo e graduale piano di risanamento e di bonifica.
Nel 1938 con uno specifico accordo, l’Ente Ferrarese di Colonizzazione (istituzione che sovrintendeva alle opere di bonifica, all’appoderamento dei terreni e alla loro assegnazione in proprietà ad un discreto numero di famiglie provenienti di preferenza dalla provincia di Ferrara, destinate a lavorare in Sardegna o in regioni a basso indice demografico) e Ministero di Grazia e Giustizia decisero per la costruzione del nuovo «Penitenziario di Porto Conte». Il Ministero avrebbe avuto la concessione per vent’anni: per tutto questo tempo i detenuti dovevano dissodare, bonificare e mettere a coltura le aree marginali della Nurra sulle quali si espandeva la colonia, in un periodo nel quale il regime fascista dava estrema importanza al lavoro all’aperto e al valore di emenda che questo avrebbe potuto rappresentare per i reclusi. Trascorso il citato ventennio il pristino contratto prevedeva la restituzione di fabbricati ed aree bonificate alla “comunità libera” e Tramariglio sarebbe divenuto un borgo di agricoltori e pescatori. Il progetto comprendeva la costruzione di un edificio centrale, sul quale si articolavano gli stabili del “villaggio tipo” (chiesa, stalle, forno del pane, scuola, ospedale, alloggi per agenti e funzionari) e tre diramazioni, modelli in scala ridotta dello stabilimento principale di Tramariglio, edifici che presidiavano i territori di Prigionette, Porticciolo e Cala del Vino. Il disegno del complesso penitenziario (1939) venne affidato all’ingegniere Arturo Miraglia, funzionario tecnico dell’Ente Ferrarese, autore anche del primo progetto per l’erigenda borgata di Fertilia, altra località sorta durante la bonifica fascista. Lo stile architettonico, l’impostazione urbanistica, gli accorgimenti progettuali denotavano la primitiva intenzione di attuare ­dopo i venti anni di concessione al Ministero- un riuso “civile” degli stabili della borgata.
Ma passata una dittatura, trascorsa una guerra, attraversati gli anni post bellici e della ricostruzione, l’affaire colonia penale si evolse diversamente, e si andò incontro allo smembramento del complesso penitenziario e alla trasformazione degli stabili. Questa per alcuni aspetti si manifestò irreversibile, in particolare per gli immobili acquisiti da privati. Gli ultimi detenuti vennero trasferiti da Tramariglio verso altri istituti di pena nella primavera del 1962. La proprietà dell’ex colonia passò dal soppresso Ente Ferrarese all’Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna, alcuni edifici furono venduti, altri come la monumentale sede centrale passarono per un certo periodo alla competenza dei patronati scolastici. Nel 1999 nacque ad Alghero il Parco Naturale Regionale di Porto Conte, che ha sede dal 2008 presso il centro di Tramariglio, l’ex “centrale” del penitenziario e che attualmente rappresenta la summa ideale tra gestione degli ecosistemi, conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, ambientali, umane, storico-artistiche.

IMG_5256

L’archivio dell’ex colonia: storia del salvataggio e recupero.

L’archivio della casa di lavoro all’aperto di Tramariglio era custodito presso la Casa Circondariale di Sassari -ubicata in via Roma n. 51- al piano seminterrato). La documentazione relativa a questa colonia penale era disseminata nelle dodici celle che ospitavano anche archivi di altri soggetti produttori (casa circondariale di Sassari S. Sebastiano; casa di reclusione di Alghero; ex colonia agraria di Cuguttu; casa circondariale di Tempio Pausania).
Dopo il 1963 la documentazione di Tramariglio fu trasferita alla vicina casa di reclusione di Alghero e successivamente alla casa circondariale di Sassari dopo la chiusura del carcere algherese. Durante la custodia delle carte nel sotterraneo del carcere di San Sebastiano, a causa di un allagamento dovuto alla rottura di tubi, si verificarono danni consistenti ai documenti con lo sfaldamento dei contenitori di cartone. La conseguenza fu la commistione degli atti degli archivi appartenenti a diversi soggetti produttori. Infatti, al momento dello “scavo archivistico”, nello stesso contenitore si rinvenivano fascicoli appartenenti alle carceri di Cuguttu, Alghero, Tramariglio, Tempio. Lo stesso disordine è stato riscontrato per i registri, accatastati gli uni sugli altri, senza distinzione di provenienza.
Le indicazioni riportate sui lati delle scatole erano molto approssimative e spesso non rispecchiavano il contenuto. Gli atti sciolti, invece, hanno trovato facile sistemazione all’interno di sacchi di plastica nera (usati in genere per i rifiuti). Data la mancanza di ossigeno all’interno di essi, l’umidità ha favorito l’insorgere delle più disparate muffe, contribuendo al degrado delle carte. Il tutto fu sistemato su scaffalature all’interno delle vecchie celle seminterrate abbandonate, in un equilibrio provvisorio, che nel tempo determinò la fuoriuscita degli atti dai precari contenitori, che si adagiarono sul pavimento e successivamente furono ricoperti da calcinacci, polveri ed escrementi di varia fauna che aveva libero accesso dalle finestre prive di vetri.
Negli ambienti dove è stato custodito l’archivio è stata rilevata la presenza di entomofauna (blatte, lepisma), con palesi tracce del passaggio di roditori lasciate sui bordi di registri e documenti. Le infiltrazioni d’acqua hanno causato la comparsa di gore sulle carte contribuendo a degradare registri e fascicoli, spesso imbibiti di umidità con presenza di muffe e foxing, causa di evidenti difficoltà di lettura e interpretazione. Sono stati rilevanti anche danni meccanici subiti dalla documentazione: in particolare i registri di grandi dimensioni, spesso situati alla base di grosse scatole di cartone costipate di volumi, si presentavano piegati e con i dorsi scuciti e sfibrati dall’umidità e con le coperte indebolite per effetto dello sfregamento sui piani d’appoggio.

IMG_5251

Una parte cospicua dei registri è mutila della parte iniziale, spesso manca l’intestazione presente sulla coperta, staccata in seguito ad umidità eccessiva. Inoltre si registra con una certa frequenza l’assenza nella documentazione di qualsiasi riferimento al soggetto produttore (timbri, intestazione, etc.) peculiarità che ha reso più complesso il lavoro di selezione del materiale archivistico. Le carte relative alla colonia di Tramariglio sono state individuate spesso con metodi indiretti, valutando l’arco cronologico nel quale era aperta la struttura carceraria, le grafie, le attività svolte descritte nella documentazione (generalmente di tipo agro-zootecnico o artigianale), i nomi dei direttori succedutisi nel tempo, i riferimenti al personale amministrativo e agli agenti di custodia, il numero di matricola dei detenuti.
L’intervento di selezione della documentazione relativa all’ex colonia è stato esteso anche ad alcuni registri “dubbi”, che non presentavano caratteristiche tali da poter essere esclusi con certezza dall’appartenenza al soggetto produttore interessato: un successivo intervento di riordino potrà evidenziare la presenza di unità archivistiche “spurie” non pertinenti all’archivio oggetto di studio. I registri estremamente degradati, mutili, scompaginati, dopo la schedatura e l’assegnazione di un numero di corda, sono stati temporaneamente avvolti con carta neutra fissata con elastici rimovibili in gomma onde garantire maggior protezione durante la movimentazione delle unità. La schedatura cartacea è stata effettuata per tutti i registri e per una prima parte dei fascicoli relativi a differenti categorie del titolario (una particolare scheda analitica è stata proposta per i fascicoli dei detenuti, strutturata in modo da fornire un numero esaustivo di informazioni). Tutte le fasi sono state documentate con relazioni periodiche, un registro giornaliero delle attività svolte, oltre 600 fotografie documentarie.
Attualmente l’archivio della casa di lavoro all’aperto di Tramariglio è custodito nei locali del Parco di Porto Conte, ed è costituito da 1364 registri (i registri contemplano quelle che erano le diverse attività svolte dalla colonia (personale di custodia; detenuti; fabbricato; servizio di mantenimento; lavorazioni; contabilità [rappresenta la macroserie più completa]; ordine e disciplina), 4500 fascicoli (I fascicoli custoditi nelle buste riguardano alcune serie come fascicoli personali dei detenuti, fascicoli personali degli agenti di custodia, carteggio e atti, contabilità, etc.), 59 pacchi, 625 buste di ricevute, oltre 7.000 carte sciolte, per un totale di circa 100 metri lineari. Una discreta parte è stata oggetto di schedatura analitica cartacea, ed attualmente (2014) si sta procedendo al completamento della schedatura della serie dei fascicoli personali dei detenuti e alla relativa informatizzazione, propedeutica al riordino virtuale e fisico. Recentemente (marzo 2014) la regista documentarista Francesca Catarci ha descritto brevemente queste attività archivistiche nel documentario “Il porto delle Ninfe” andato in onda nella trasmissione televisiva Geo & Geo su Rai 3. La risorsa è visibile al sito http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2c6c20a9-486e-4056-984f-c96d17dff57e.html

IMG_5252

Detenuti al lavoro

Il progetto E.C.D.L. (Esperti al Computer, Detenuti al Lavoro) prese origine nel 2010, quando la coop. Digitabile contattò i responsabili dell’area trattamentale della Casa Circondariale di Sassari, con l’obiettivo di partecipare ad uno specifico bando della Regione Sardegna, in fase di pubblicazione. La Direzione del Parco di Porto Conte colse subito le potenzialità e la ricaduta che un recupero dell’archivio storico di Tramariglio avrebbe avuto sulle attività del Parco stesso e si propose come partner, insieme all’Archivio di Stato, già presente. Il progetto, non facile per la scelta dei soggetti detenuti da proporre, ebbe il suo inizio il 5 marzo 2012, a 50 anni esatti dalla data di chiusura della colonia. Vennero selezionati sei detenuti italiani ed uno straniero, che dopo un duro periodo di formazione archivistica e storica, attuato dall’allora direttore dell’Archivio di Stato, prof. Angelo Ammirati, in collaborazione con il dott. Stefano A. Tedde, iniziarono la ricerca della documentazione, frammischiata, come spiegato sopra, con quella di altri istituti penitenziari.
Il lavoro, oltre al recupero integrale degli atti e dei registri, ha portato vari risultati, di seguito descritti.
Il conseguimento della patente europea del computer, poiché il progetto prevedeva l’eliminazione del cosiddetto digital divide.
Screening di parte della documentazione censita, propedeutico ad una mostra documentaria finale. I detenuti hanno realizzato decine di regesti di documenti che narrano della vita quotidiana nell’ex colonia penale: lettere inviate dai condannati ( o a loro destinate) e mai arrivate ai familiari poiché censurate, rapporti punitivi, manoscritti, cartoline, documentazione amministrativa.
Acquisizione ottica ad alta risoluzione della documentazione selezionata per la mostra finale.
Creazione di tavole pittoriche (ad opera del più giovane dei detenuti) che illustrano al visitatore aspetti salienti della vita quotidiana in colonia così come desunta dalla documentazione.
Il 9 luglio 2013 alla presenza dell’on. Anna Maria Cancellieri, Ministro di Giustizia, è stato inaugurato un museo della memoria: l’esposizione, collocata nelle vecchie celle di punizione ed isolamento della colonia penale, è dedicata all’agente di custodia Giuseppe Tomasiello, che, giunto da pochi mesi in Sardegna, venne trucidato il 22 gennaio 1960 da un detenuto addetto alla manutenzione delle linee elettriche. La mostra si articola in pannelli espositivi, oggetti della cultura materiale della colonia, testimonianze (anche crude) del mondo del penitenziario.
L’esposizione è arricchita dalla collaborazione con l’Archivio di Stato, l’Archivio Storico del comune di Alghero e la Biblioteca Universitaria di Sassari: queste Istituzioni hanno fornito copie digitali di documenti archivistici e bibliografici relativi alla colonia di Tramariglio e delle carceri in Sardegna, fruibili dai visitatori della mostra su appositi terminali pad touch screen.
Da segnalare inoltre la collaborazione con l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi (Icbsa), che ha messo a disposizione le singolari testimonianze sonore dei i canti dei detenuti, registrati negli anni ’60 del Novecento dall’etnomusicologo Diego Carpitella, carichi di dolore e rassegnazione e che rappresentano un’espressione della cultura immateriale comune ai reclusi in diverse parti d’Italia. Infine la collaborazione con Rai Teche, presso il cui archivio è stato reperito un filmato storico della colonia penale dell’agosto 1961.
Interviste video ai detenuti di oggi, che raccontano la storia della colonia e ad ex agenti di custodia e persone che lavorarono presso la struttura. Una silloge visiva dell’esperienza storica, archivistica e sociale, è rappresentata nel video del regista Raimondo Pitzolu, fruibile al sito https://www.youtube.com/watch?v=r6b9gxZG0qg&hd=1

IMG_5254

L’esposizione documentaria è corredata di un importante strumento di consultazione: un catalogo di 400 pagine, dal titolo “La colonia penale di Tramariglio. Memorie di vita carceraria”, (Carlo Delfino Editore, 2014), realizzato dai curatori della mostra (S. A. Tedde, A. Ammirati, V. Gazale) con i contributi dei detenuti che hanno regestato la documentazione. Il volume raccoglie i documenti esposti e illustra la vita quotidiana dei condannati con foto, lettere, filmati. La presentazione del volume, avvenuta nel nuovo carcere di Sassari, è fruibile al sito http://www.media-live.it/events.php?subaction=showfull&id=1397329260

I detenuti/archivisti e gli archivi carcerari: un punto di partenza, non di arrivo.

Il protocollo d’intesa tra Casa Circondariale di Sassari, Archivio di Stato e Parco Naturale Regionale di Porto Conte ha previsto il necessario trasferimento della documentazione dagli umidi e assolutamente inadeguati ex cubicoli dell’ormai dismesso carcere sassarese di san Sebastiano alla sede del Parco. La documentazione è stata collocata nei locali situati sopra il museo della memoria, dove è stata oggetto di tutela e valorizzazione. Attualmente i detenuti operano all’interno del consorzio di cooperative Andalas de Amistade, specializzato nei lavori dedicati alla “parte debole” della società. È stato compiuto un atto dalla valenza estremamente importante, culturale e sociale, ma molto ancora rimane da fare: completare la schedatura delle unità archivistiche, attuare il riordinamento delle carte, realizzare un inventario analitico del fondo archivistico (cartaceo e on line sul sito del Parco) utilizzando la descrizioni su più livelli del fondo archivistico, volute dagli standard internazionali di descrizione archivistica, attuare in futuro l’acquisizione ottica integrale ad alta risoluzione delle carte e dei registri. A Porto Conte, probabilmente primo esempio in Italia, si intende realizzare un centro per lo studio e la conservazione della memoria penitenziaria.

IMG_5246

All’ex colonia ritorna il proprio patrimonio documentario, nato come archivio corrente dalla valenza burocratico amministrativa ed oggi archivio storico, adeguatamente conservato, protetto e salvaguardato, che dopo gli opportuni interventi archivistici sarà integralmente reso fruibile dalla comunità. La mole di informazioni che l’archivio dell’ex colonia penale trasmette potranno essere studiate sotto la lente dell’antropologia, della letteratura (è il caso ad esempio, delle migliaia di lettere e dei manoscritti reperiti, vergati dai condannati di Tramariglio) della storia delle istituzioni penitenziarie, della criminologia, della psicologia, della storia agraria. Il lavoro svolto rappresenta inevitabilmente un modello virtuoso, un autentico paradigma applicabile ad altre analoghe realtà del territorio nazionale.
Si ringrazia la Direzione e il Personale di tutti gli Enti e le Istituzioni che hanno partecipato al progetto, oltre ai privati che con le loro testimonianze ed il loro aiuto hanno contribuito al concretizzarsi del progetto.

Breviario

Indirizzo Archivio (soggetto conservatore): Azienda speciale Parco di Porto Conte
Indirizzo Sede Legale: Casa Gioiosa – Loc. Tramariglio SP. 55 N.44 – 07041 Alghero (SS)
Telefono: +39 079 945005
Fax: +39 079 946507
e-mail: info@parcodiportoconte.it
Sito Internet: http://www.parcodiportoconte.it
A chi rivolgersi: dott. Stefano A. Tedde
Accessibilità: l’archivio è situato al primo piano della sede centrale del Parco, sopra il museo della memoria della colonia penale “G. Tommasiello”. L’ingresso avviene attraverso 2 rampe di scale munite di rampa automatizzata di accesso per persone diversamente abile.
Giorni e orari di accesso: l’archivio, attualmente in fase di riordino, è visitabile su appuntamento, dal lunedì al venerdì 9.00 – 14.00; (lun. e mer. 9.00 – 17.00)