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Archivio di donne

Pubblicato da Francesca Ortolano / novembre 17, 2016 / , , / 0 Commenti

“Sharing the past, debating the present, creating the future”

Condividere il passato, discutere il presente, creare il futuro. Sono parole usuali, quasi scontate per chi, da poco o da sempre,  lavora con le carte d’archivio. Eppure ATRIA – Institute on gender equality and women’s history di Amsterdam [www.atria.nl] – sede di uno dei più antichi archivi di donne l’International Archive for the Women’s Movement – nel dicembre 2015 le ha usate per intitolare il convegno internazionale organizzato in occasione dell’80° anniversario di fondazione dell’archivio per rispondere alla domanda al cuore delle cose: perché un archivio delle donne nel XXI secolo?

La presenza delle donne negli archivi è stata per secoli una presenza muta: archiviare è una forma di potere e il sistema con il quale si archivia è la rappresentazione del potere. Il potere maschile, dominante, non ha dato spazio all’auto rappresentazione delle donne negli archivi, e spesso la rappresentazione delle donne è passata attraverso documenti non formati per dar voce alla loro soggettività ma per rappresentarle come pezzi dell’ingranaggio della mainstream history.

Nel Novecento con maggior forza le donne hanno lottato per ritagliarsi un ruolo autonomo, anche nel modo di rappresentarsi attraverso le carte. L’associazionismo femminile e femminista ci ha lasciato in eredità numerosi fondi archivistici, ma anche singole donne hanno iniziato a pensarsi non più come oggetto ma come soggetto, a rivendicare una posizione nella storia e hanno cominciato a considerare le lettere scritte, i documenti raccolti nella propria vita come importanti per la costruzione e la ricostruzione della storia in generale. Bisogna domandarsi se questo processo sia pienamente compiuto nel XXI secolo per rispondere alla domanda se le donne hanno ancora bisogno di un luogo dedicato solo a loro per non rischiare che le loro carte tornino a essere mute. Sicuramente un archivio dedicato è anche il luogo in cui meglio possono far incontrare le loro diverse necessità le attiviste e le accademiche: le une in prima linea contro la discriminazione ancora presente, nelle battaglie per l’uguaglianza dei diritti, contro i femminicidi, che producono documenti e archivi (oggi sempre più digital and social) forse in modo inconsapevole, e le altre impegnate a garantire a questi archivi studio e  sopravvivenza. Un archivio delle donne può ancora essere un luogo sicuro in cui le accademiche possano indirizzare le attiviste per conservare la memoria del loro impegno e consegnarla alle future generazioni, e in cui le attiviste possano attingere materiale dal passato per le nuove battaglie.

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ArDP – Archivio delle Donne in Piemonte

ArDP si costituisce il 7 giugno 2006 come associazione culturale senza fini di lucro che assume il mandato di dare vita a un archivio per la storia delle donne di una regione, a partire dal territorio piemontese. Nasce dopo una lunga fase organizzativa che ha visto in campo molti attori: singole donne, associazioni di area femminista e movimentista, varie espressioni del mondo del lavoro, istituzioni pubbliche (la Regione, la Città e l’Università di Torino). Da queste realtà già nel 2005 era sorto il Comitato Promotore per un archivio delle donne in Piemonte. La scelta di tessere une rete così inclusiva denota da subito una modalità non “puramente rivendicativa” ma la volontà di “andare a rintracciare i segni, le voci, i vissuti di donne più o meno vicine” in tutti i luoghi in cui le donne hanno lasciato il loro segno. Nei primi tre anni ArDP viene ospitata dalla Casa delle donne di Torino [www.casadelledonnetorino.it/] che è stata tra le associazioni che hanno contribuito a fondare ArDP diventandone poi socia. L’obiettivo di ottenere una legge regionale che riconoscesse l’iniziativa dell’Archivio e del suo finanziamento è ancora inattuato, perciò solo grazie ad una iniziativa “dal basso”, nel 2009 l’Archivio riesce ad avere in affitto dalla Città di Torino una sede in via Palazzo di Città, in uno stabile che ospita altre associazioni di e per le donne.

Organi dell’Associazione sono un Comitato di gestione, un Comitato scientifico (attualmente in fase di ampliamento e ridefinizione) e una Assemblea delle socie. Costituire un archivio, raccogliere materiali (fondi archivistici e bibliografici, filmografia, archivi fotografici e artistici, diaristica), promuovere la conoscenza delle tematiche di genere, porsi come riferimento di ricerca archivistica, incentivare un ruolo attivo delle istituzioni sono alcuni degli obiettivi che l’ArDP si prefigge.

In questi primi dieci anni di attività, le energie sono state rivolte soprattutto alla costruzione dell’archivio delle donne del Piemonte. È stato avviato il ciclo di convegni Memorie disperse memorie salvate: 9 incontri tra 2007 e 2014 in diverse città della regione, che hanno permesso di conoscere lo stato dell’arte dei lavori di raccolta delle memorie delle donne e di confrontarsi sul significato dato alla costruzione di un archivio delle donne. È stato condotto un censimento di archivi, fondi e documenti delle donne negli archivi piemontesi, ed è stata condotta una campagna di acquisizione di fondi archivistici, di loro riordinamento e inventariazione, e di costituzione di una biblioteca specialistica

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Il Censimento

Il primo lavoro in cui l’ArDP si è cimentata è il censimento delle fonti della storia delle donne e di genere in Piemonte. La mappatura è parsa il modo più efficace per la creazione di una rete di archivi e per far emergere, all’interno di un progetto collettivo, i legami tra soggetti diversi per status e mission: istituzioni archivistiche, associazioni formali e informali, singole donne. A promuovere l’avvio dei lavori sono stati accanto a ArDP la Consulta Femminile Regionale e il Centro Interdisciplinare di Ricerca e Studi delle Donne dell’Università di Torino (Cirsde).

Un ruolo fondamentale ha avuto nella promozione e nel coordinamento del progetto Caterina Ronco, che non vedrà compiuto il lavoro per la morte sopraggiunta prematuramente il 17 dicembre 2013. Caterina Ronco ha condiviso dal primo momento con passione l’avventura di ArDP. Laurea in lettere con una tesi sulle lavoratrici tessili in Torino nel secondo dopoguerra, attiva nei collettivi femministi negli anni ’70 (che lei definì gli anni in cui “Finalmente uscivamo dall’invisibilità”), dagli anni ’80 aveva trovato nella Casa delle donne di Torino una realtà in cui rispecchiarsi e in quel contesto aveva promosso l’Associazione Piera Zumaglino. Archivio storico del movimento femminista di Torino.

Il censimento si svolge in fasi successive dal 2006 al 2013 per confluire nella pubblicazione “Archivi delle Donne in Piemonte. Guida alle fonti” (Torino, 2014) che fa parte della collana diretta dal Settore biblioteche, archivi e istituti culturali della Regione Piemonte.

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L’obiettivo è individuare le fonti archivistiche (fondi, ma anche spezzoni di archivio, serie documentarie, fino a singoli fascicoli) utili per la ricostruzione della storia contemporanea delle donne dalla Prima guerra mondiale. La Grande Guerra rappresenta un momento di cambiamento per la condizione femminile; ad esempio l’impiego di donne in settori industriali tradizionalmente a manodopera maschile (manodopera ora al fronte) porta come conseguenza un aumento dei salari o un miglioramento delle condizioni lavorative per le donne, come incentivo a non trasferirsi da settori a prevalenza femminile come il settore tessile. Inoltre, non correndo il rischio di essere mandate al fronte, le donne dimostrano in questi anni di essere più attive nell’organizzarsi: l’abitudine a usare le relazioni informali in situazioni aggregative rende le donne più capaci ad affrontare la semi illegalità dovuta alla guerra. Anche se l’evoluzione della condizione femminile subisce una battuta d’arresto con il Fascismo, questi mutamenti lasceranno un segno profondo nella società.

Archivi di Stato, archivi pubblici (comuni, istituzioni di beneficenza), archivi delle Curie, archivi degli Istituti storici della Resistenza, archivi di associazioni, fondazioni, comunità religiose, archivi personali e familiari, rappresentano la costellazione dei 131 conservatori che cinque archiviste hanno scandagliato alla ricerca di fondi e nuclei documentari prodotti da donne e istituzioni femminili. Solo in alcuni casi è segnalata la presenza di fonti per la storia di genere in fondi “non di genere” (archivi d’impresa, governativi, di polizia), nella sezione Altre fonti; il lavoro di scavo e di soggettazione di questi archivi in un’ottica di genere rappresenta una delle prospettive future del censimento. Così come l’apertura alle fonti non scritte come le fotografie, i filmati e le testimonianze orali.

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Il patrimonio

L’attività di raccolta di fonti svolta in questi anni ha portato alla formazione di un archivio in cui sono presenti 27 fondi archivistici di associazioni, gruppi e personali, la maggior parte dei quali donati da singole donne. Di questi fondi dieci sono stati riordinati e l’inventario è consultabile online [www.archiviodonnepiemonte.it/fondi-documentari/].

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Fondi di associazioni e gruppi:

  • Associazione culturale Livia Leverani Donini
  • Associazione Mazziniana Italiana
  • Associazione mogli medici italiani – AMMI
  • Coordinamento donne contro la violenza di Torino
  • Coordinamento giornaliste (versamento Aida Ribero)
  • Federazione Italiana Donne
  • Gruppo Donne e Scienza di Torino
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Fondi personali:

  • Franca Balsamo
  • Maria Teresa Battaglino
  • Marité Calloni
  • Luisa Corbetta
  • Floriana Fontolan
  • Giuseppina Franco Tall
  • Laura Meli
  • Angela Miglietti
  • Gioia Montanari
  • Michela Pachner
  • Agnese Piccirillo
  • Margherita Plassa
  • Attilia Rovero
  • Carmen Seia
  • Anna Segre
  • Piera Salvano
  • Maria Agnese Vercellotti Moffa
  • Ferdinanda Vigliani

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A questi si affiancano le due raccolte di interviste delle operaie del Gruppo Finanziario Tessile – GFT e del Gruppo Donne e Scienze di Torino.

I fondi testimoniano l’operato e il ruolo delle donne in Piemonte nel campo della politica, dell’attivismo civile (le lotte per i consultori, le iniziative contro la violenza), nel mondo del lavoro e sindacale nella seconda metà del XX secolo. Si può ad esempio ripercorrere la storia della Federazione Italiana Donne che viene fondata nel 1949 e attraverso sue delegate partecipa alla rete associativa femminile cittadina, e ha un impegno anche nazionale nel Consiglio Nazionale delle Donne Italiane. La Federazione Italiana Donne intreccia rapporti internazionali con la General Federation of Women’s Clubs (GFWC), la più grossa ed importante associazione femminile, sorta a Washington nel 1890, rapporti che tra le altre carte d’archivio sono testimoniate dai “Friendsphip Scrap Books” vere e proprie pagine di un Facebook ante litteram in cui donne del Delaware, del Colorado, dell’Illinois in una raccolta di fotografie, scritte, cartoline, ritagli di giornali e di pubblicità raccontano la vita quotidiana alle compagne italiane.

La complessità e la vivacità degli archivi personali possono essere ben rappresentate dall’archivio di Maria Teresa Battaglino che Marina Brondino (l’archivista che si sta occupando del riordino) ha definito un “flusso di coscienza” che in stessi documenti riflette senza soluzione di continuità i molteplici interessi e attività di questa donna. La versatilità di Maria Teresa Battaglino la porta a essere assistente sociale in campo per la riforma Basaglia, a lasciare in seguito quel lavoro per dedicarsi maggiormente alle politiche associative di genere ma continuando a occuparsi dell’ambito assistenziale anche come formatrice, fino all’impegno in Cospe [www.cospe.org].

L’ArDP possiede anche una biblioteca che, seppur non ancora consultabile in cataloghi online, si sta ampliando; la maggior parte dei volumi sono stati donati da singole, associazioni, o erano presenti nei fondi archivistici consegnati.

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Il futuro di ArDP

Nel 2014 inizia all’interno di ArDP una riflessione sul futuro dell’Archivio in un panorama culturale, anche cittadino, notevolmente mutato rispetto al decennio precedente. Non solo la drastica diminuzione di risorse finanziarie destinate alla conservazione e alla valorizzazione dei patrimoni culturali, ma anche le nuove sfide dettate dalla tecnologia digitale e dalla pervasività del web, e la necessità di andare incontro a pubblici diversi, nuovi e più vasti rispetto al tradizionale audience specialistico di archivi e biblioteche, ha portato molti istituti di piccola e media grandezza a non essere più in grado di vivere (e in taluni casi di sopravvivere) da soli. L’esperienza delle reti di istituti degli anni Novanta, come è stata per il mondo dei centri di documentazione femminili Lilith [www.retelilith.it/], andava scemando non senza aver dimostrato una certa criticità dovuta a una tendenza molto italiana a non fare sistema, accompagnata da oggettive difficoltà a mettere in relazione e condivisione i patrimoni (soprattutto per realtà piccole) a causa di sistemi informatici non ancora adeguatamente sviluppati e facilmente accessibili, e di un web agli albori.

In questo nuovo clima, cogliendo quanto di efficace avevano lasciato in eredità Lilith e altri analoghi progetti, ArDP ha iniziato a valutare con l’Associazione Piera Zumaglino e Casa delle Donne l’ipotesi di rilevare in comodato comune l’archivio Zumaglino ma la discussione ha dato vita a un progetto più grande: una nuova sede condivisa per riunire i patrimoni archivistici e librari.

Il progetto denominato Laadan. Centro Culturale e sociale delle donne vede insieme le tre associazioni che quest’estate hanno dato vita alla Federazione Laadan, un’associazione di secondo livello che gestirà la sede comune di via Vanchiglia 3 (l’Antico Macello). Il trasferimento è previsto nel 2017.

Pur mantenendo la propria autonomia, le tre associazioni avranno spazi condivisi per la conservazione e la consultazione, per l’organizzazione di convegni, seminari, presentazioni, ma soprattutto potranno mettere in campo una progettualità comune che darà maggior visibilità ai patrimoni e che permetterà di condurre nuove campagne di acquisizione e nuovi percorsi di ricerca sulle donne e sul genere, e di affrontare la sfida della raccolta e conservazione di archivi digitali.

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BREVIARIO

Indirizzo: Torino, Via Palazzo di Città, 20

Sito/i internet: http://www.archiviodonnepiemonte.it/

Facebook: https://www.facebook.com/Archivio-delle-Donne-in-Piemonte-ArDP-161461287250347/

Telefono: Tel. +39 011 521 2203

Mail: ardp@archiviodonnepiemonte.it

Giorni e orari di accesso: su appuntamento