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L’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma

Pubblicato da Massimo Laurenzi / gennaio 14, 2015 / , , , , , , / 0 Commenti

di Massimo Laurenzi

Ammassare e Accudire

Riassumere un principio in un vincolo: contrarre un’intuizione in un dettame. Intrise e non appartenute si dovrebbe dire delle carte di un soggetto produttore. Quel vincolo archivistico che disarticola il riflesso d’una mera rappresentazione, sottace una sostanza e non solo un rapporto funzionale.

Le carte della comunità ebraica di Roma, conformano una prossimità fisica all’angusto, sembrano tremare  stipate regolarmente; in parte sopravvissute e in parte conservate. Sembrano cose risparmiate per l’incalcolabile, frutto di un’abitudine all’instabilità e in virtù di questo custodite con parsimonia.
Un movimento fatto di attenzioni necessarie, quello della loro custodia. La palese sensazione di un rispetto esercitato per non essere disatteso, ponderato con minuzia e perpetrato: lieve ma costante.

Un’identificazione collettiva tradotta in compostezza, priva di eccessi ma segretamente ricca di un orgoglioso contegno. Una memoria trattenuta quella della comunità Ebraica di Roma: un ostentato splendido ammutolimento.
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L’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma

Dichiarato di “notevole interesse storico” dall’allora Ministero per i Beni Culturali nel 1981:

“l’ASCER si presenta al pubblico come il principale punto di riferimento nella conservazione della memoria e nelle ricerche riguardanti la storia della Comunità ebraica di Roma”.

Storia di vicissitudini e attenzioni quella della sua esistenza: trasferito a più riprese (da via Rua in via Monte Sabello; palazzo Cenci Bolognetti e poi ancora in Piazza S.Ignazio e via Delfini, e infine nella odierna sede nell’edificio del Tempio Maggiore) e spesso in pericolo (la minaccia della demolizione del Ghetto romano di fine ottocento e quella dell’invasione Nazista), ma anche rispettato e accudito: oggetto ad esempio di continui Riordini – dal più antico (1768) ad opera dei “fattori della Comunità”: Angiolo Ascarelli, Jacopo de Castro ed Abram Vito Alatri, all’ultimo, avviato nel 2001 (sotto il coordinamento della Sopraintendenza dei Beni archivistici per il Lazio) a cura della Dott.ssa S.H. Antonucci e dei Dott. C. Procaccia e G. Spizzichino; passando per quello di fine ottocento ad opera di Crescenzo Alatri (l’inventario è andato purtroppo perduto), quelli operati negli anni ’20 del ‘900 (che suddivisero i documento in quattro sezioni), e quello nel 1963 prodotto da Daniele Carpi che è servito da base per l’attuale ordinamento.
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La documentazione (oltre 2200 unità, sommando registri, faldoni e pergamene) attualmente conservata è compresa all’interno di un arco temporale che va dall’inizio del XVI sec. agli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale.

L’attuale struttura suddivide l’archivio di due sezioni:

Archivio Medioevale e Moderno – per lo più formato da carte di carattere economico, finanziario e fiscale fornisce tuttavia notizie sulla realtà del ghetto (testimonianze dirette delle restrizioni e delle condizioni di vita degli ebrei), e sull’attività delle “Cinque Scole” (o sinagoghe). Ricca è la documentazione relativa ai rapporti fra l’Università ebraica e lo Stato pontificio; di grande rilievo sono le carte relative allo Jus Gazagà, al prestito contro interesse, ed alla gestione dei banchi di pegno. Inoltre sono da citare le numerose e interessanti carte ” riguardanti le false accuse di omicidio rituale, i battesimi clandestini e forzati, i rapporti con la Casa dei Catecumeni, le restrizioni per la detenzione dei libri ebraici, e le diverse vessazioni cui era soggetta la popolazione ebraica nel periodo del carnevale e durante altre festività cattoliche”.
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Archivio Contemporaneo – anch’esso caratterizzato da una maggioranza di documentazione amministrativa contabile e fiscale, ma anche comprensivo di carte relative alla costruzione della nuova sinagoga ed alla persecuzioni razziali. Sono presenti inoltre i verbali delle sedute del consiglio della Comunità e un vastissima corrispondenza, sia interna  che con le altre Comunità italiane ed estere o con le autorità nazionali e locali.
Per quanto concerne “la ricostruzione storica delle trasformazioni occorse alla società ebraica contemporanea, sono rilevanti i documenti concernenti gli aspetti demografici ed economici (nascite, circoncisioni, maggiorità religiose, matrimoni – dal punto di vista religioso, culturale ed artistico è rilevante la raccolta di Ketubbot – morti, conversioni, imponibili dei contribuenti della Comunità e finanche i censimenti delle attività economiche degli ebrei di Roma)”.
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Un piccolo inciso merita in fine, la sezione fotografica (ca. 650 fotografie), che costituisce al contempo un elemento autonomo rispetto all’archivio cartaceo e un valido ausilio allo stesso. Le immagini risalgono ai periodi immediatamente precedenti alla distruzione del ghetto iniziata nel 1884 e raccontano in modo diverso e forse più immediato la vita della comunità.

Un ricordo privo di polvere

Le normali attività istituzionali: quali il servizio di assistenza all’utenza e il riordino in continuo divenire (caratteristici di ogni buon archivio) si accompagnano nel caso dell’ASCER ad un intensa e meno ordinaria attività editoriale (dalle 3 alle 5 pubblicazione l’anno – HYPERLINK “http://www.romaebraica.it/archivio-storico-ascer/ascer-elenco-pubblicazioni-e-inventari/” \h http://www.romaebraica.it/archivio-storico-ascer/ascer-elenco-pubblicazioni-e-inventari/), e culturale (mostre, convegni, ricerche genealogiche, raccolta fondi per progetti finanziabili – HYPERLINK “http://www.romaebraica.it/archivio-storico-ascer/ascer-mostre-convegni-conferenze-presentazioni-di-libri/” \h http://www.romaebraica.it/archivio-storico-ascer/ascer-mostre-convegni-conferenze-presentazioni-di-libri/). L’archivio e i suoi operatori collaborano inoltre a più riprese con innumerevoli istituti pubblici e privati (Archivio di Stato di Roma, Biblioteca Casanatense, Camera di Commercio di Roma, Centro di Cultura Ebraica della Comunità di Roma, la Fondazione “Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea”, Museo della Shoah, Museo Ebraico di Roma, Studio associato WIN & CO., Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Università degli Studi di Roma La Sapienza di Roma) promuovendo una necessaria condivisione d’intenti e d’intenzioni.
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L’Archivio storico della comunità ebraica di Roma è l’espressione lieve di una concezione di ricordo identitario e comunitario; chi scrive, non riesce ad immaginarci (benché ce ne siano) nessuna espressione individuale, tale è la sensazione di collettività che viene trasmessa. Un ricordo proiettato verso una nuova fiduciosa apertura ma allo stesso tempo saldamente legato al proprio spazio e alla propria tradizione. È complesso e un filo alienante muoversi da estranei fra documenti che raccontano di costrizione e sofferenza, ma al contempo edificante e piacevole sforzarsi di comprendere come l’elaborazione di una memoria possa soggiacere alla sua stessa conservazione. È una strana e diversa forma di ricordare, per chi non vi è stato educato, quella in cui la polvere non appartenga alle carte. Sconvolgente e normale come una buona abitudine.
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Breviario.

Indirizzo Ascer: Largo Stefano Gaj Taché (Sinagoga), 00186 Roma
Telefono: +39. 06.68400663
Fax: 06.68400664
Mail: archivio.storico@romaebraica.it
Sito internet: HYPERLINK “http://www.romaebraica.it/archivio-storico-ascer/
Direttore: Dott. C. Procaccia
A chi rivolgersi: Dott.ssa S.H. Antonucci
Accessibilità: su prenotazione 
Giorni e orari di accesso:
Apertura invernale (settembre-maggio) Lunedì-giovedì ore 8.30 – 18.00; Venerdì-Sabato Chiuso; Domenica ore 8.30 – 12.30.
Apertura estiva (giugno-agosto) Lunedì-giovedì ore 8.30 – 17.00; Venerdì-Domenica Chiuso.
Chiusura annuali programmate: Feste ebraiche (cfr. Gazzetta ufficiale)