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Bibliomediateca Accademia Nazionale Santa Cecilia

Pubblicato da Massimo Laurenzi / giugno 12, 2015 / , , , , , , , , , , , , , , , , , , / 1 Commento

di Massimo Laurenzi

… una macchina per sopprimere il tempo

C’è una dolce distrazione irrazionale, apparente e computata nella musica. Concessa al talento ed elargita al netto di un esercizio tanto misurato quanto folle.
“… il solo passaggio che unisca l’astratto al concreto”, sostanza liquida s’intuisce e per questo paradosso di sedimentazione emozionale. Movimento, arresto e stimolo: una dinamica cardiaca.

Trattenere tutto questo è di per se un’arte, arte fissativa estorta al movimento: una conservazione dal carattere euritmico. Esistono luoghi nel mondo in cui la musica si adagia e compone libera la sua gestalt, luoghi – come la Bibliomediateca dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – in cui si concede alla musica il privilegio d’invecchiare.

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L’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia: genesi e definizione

Risulta impossibile sottrarre alla narrazione specifica sulla Bibliomediateca almeno una menzione alla considerevole storia (seppur contratta in sintesi) dell’istituto all’interno del quale essa è stata concepita e definita: l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Va ricordato dunque che: l’Accademia è una delle più antiche istituzioni musicali al mondo. “Fondata ufficialmente nel 1585 – con la bolla Ratione congruit del pontefice Sisto V che costituì la Congregazione dei Musici, la cui prima sede fu la chiesa di Santa Maria ad Martires, più nota come Pantheon – e trasformatasi nei secoli da sodalizio di musicisti di valenza “locale” a moderna accademia e ente concertistico sinfonico di fama internazionale”.

Tempo troppo lungo per darne conto quello che arriva ad oggi. Taciuto per necessità comunicativa e non per disinteresse. Nel mezzo del non detto tante figure eccezionali, di posa come di movimento, fra le molte ne si racconta una per raccontarle tutte (scelta per merito e per “lascito ereditario”). Il Conte Enrico di San Martino (presidente dell’Accademia dal 1895 al 1947), esponente d’eccezione della politica culturale e dello spettacolo tra fine Ottocento e prima metà del Novecento. Per lui e attraverso di lui la nascita in seno all’Accademia “del Liceo musicale di Santa Cecilia – poi Conservatorio – la biblioteca e i corsi di alto perfezionamento musicale, la Regia scuola di recitazione “Eleonora Duse” – poi Accademia Nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico” (divenuta autonoma) – e la Scuola nazionale poi Centro sperimentale di cinematografia (divenuto autonomo) grazie a una sorta di delega per le arti performative ottenuta dal governo a livello nazionale, potenziate e consolidate le stagioni concertistiche con le compagini artistiche stabili e un largo numero di abbonati”.

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Storia istituzionale questa, che rileva compostamente un’addizione di connotazioni differenti e istanze culturali assimilate, una somma deliberata di sostanze artistiche tradotte poi in memoria.

Il Patrimonio Documentale

Archivi :
Il complesso archivistico conservato presso la Bibliomediateca si compone tessendo stratificazioni di materiale edito e inedito: all’archivio istituzionale, che conserva la documentazione prodotta dall’Ente nell’esercizio delle sue funzioni – suddiviso in archivio Preunitario e archivio Postunitario – ordinato , descritto – aree informative ISAD(G) e standard per la codifica EAD – e reso fruibile in larga parte on-line (150.000 documenti digitalizzati) si sommano:

archivio audiovisivo: raccoglie prevalentemente il materiale audio e video (Lacche, VHS, Dvd, supporti digitali) derivante dall’attività concertistica dell’Accademia, ma anche da donazioni e acquisizioni – ordinato, descritto – schema MAG elaborato dall’ICCU – e reso fruibile secondo le disposizioni connesse alla legge sul diritto d’autore.

archivi di Etnomusicologia: raccolto da numerosi ricercatori fra cui Giorgio Nataletti, Ernesto De Martino, Diego Carpitella e Alan Lomax, attraverso la campagna di sensibilizzazione e acquisizione del Centro nazionale di studi sulla musica Popolare (fondato nel 1948 in collaborazione con la Rai). L’Archivio conserva (finora), strutturandole in 142 raccolte ripartite secondo criteri territoriali e tematici, testimonianze per lo più uniche di musica trasmessa per tradizione orale per renderle poi fruibili con oltre 12.000 ore di materiale sonoro digitalizzato.

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archivio Fotografico: testimonianza visiva dell’attività concertistica e organizzativa dell’accademia ma anche contenitore di altri universi, come quello delle immagini degli strumenti musicali e delle opere d’arte raccolti nel MUSA. Lo stato dei lavori è approssimabile alla cifra di 12.000 schede realizzate.

A questo complesso archivistico vanno aggiunti: l’archivio delle locandine e manifesti, l’archivio della rassegna stampa (strutturato in serie cronologiche corrispondenti alle stagioni concertistiche), il catalogo delle opere d’arte: la cui attività di descrizione si basa sullo standard catalografico OA, e il catalogo degli strumenti musicali la cui attività di descrizione si basa sullo standard catalografico SM (elaborato dall’ICCD, per altro con la partecipazione della stessa Accademia e basato sullo standard OA) che a sua volta rimanda al modello di classificazione Hornbostel-Sachs che suddivide gli strumenti in aerofoni, cordofoni, idiofoni e membranofoni; ed infine i numerosi fondi personali donati all’Accademia da musicologi, critici musicali e compositori che costituiscono l’insieme degli archivi aggregati.

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Biblioteca:
Aperta al pubblico nel 1877 grazie all’impegno di Adolf Berwin (primo bibliotecario) che ne curerà anche il primo sostenuto incremento, essa si strutturerà intorno ai primi nuclei della Biblioteca Pinelli e Mario (Giovanni De Candia, tenore), e alle collezioni via via acquisite per lasciti da parte di accademici e personalità dello spettacolo. Oggi la Biblioteca e le sue collezioni rappresentano il patrimonio documentale più rilevante all’interno di quel macro contenitore che si configura nella nuova sede (2003. Auditorium parco della musica su progetto di Renzo Piano) come Bibliomediateca: “una biblioteca e mediateca insieme, dove i libri tradizionali e i supporti sonori analogici convivono con la documentazione digitale e su supporto multimediale” . Essa si compone di uno straordinario fondo antico (ca. 7.000 manoscritti, 1.500 edizioni antiche e innumerevoli libretti e programmi di sala) compreso in un complesso librario che ad un conto complessivo si attesta orientativamente sulle 130.000 unità. La Bibliomediateca aderisce al Sistema Bibliotecario Nazionale e si colloca all’interno del Polo Comune di Roma (codice polo:RMR), partecipa e sviluppa numerose attività di valorizzazione (lezioni-concerto, conferenze, seminari e convegni, attività didattiche, pubblicazioni) del proprio patrimonio ma anche della cultura musicale e musicologica.

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Museo degli Strumenti:
Istituito con intenti didattici e divulgativi già nel 1895, il museo è oggi una delle realtà più apprezzate nel suo genere a livello nazionale ed europeo; comprende circa cinquecento pezzi fra strumenti, accessori e cimeli. Benché il nucleo più importante sia rappresentato dagli strumenti della tradizione liutaria italiana fra XVII e XX secolo, una composizione eterogenea di fondo fa tuttavia della raccolta lo specchio di “diverse culture musicali e cinque secoli di storia di musica colta popolare ed etnica”. L’attuale sede, inaugurata a febbraio 2008 in occasione del centenario dell’Orchestra di Santa Cecilia, ha previsto uno spazio espositivo permanente, “realizzato seguendo i più attuali dettami della museologia e della museografia”, all’interno del quale 140 strumenti scelti (fra cui il violino di Antonio Stradivari del 1690 detto “il Toscano” ed il mandolino e la viola del liutaio romano David Tecchler) vengono mostrati e valorizzati. Il museo ingloba anche un laboratorio di liuteria attivo e visibile al pubblico in cui si conservano e restaurano gli strumenti della stessa collezione. Come è facile immaginare, benché non scontato, il museo organizza numerose attività e momenti d’incontro, come visite guidate, conferenze e mostre temporanee.

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Idee di cultura e integrazione di memorie

Nel raccontare si è dovuto dirimere per meglio formulare (Archivi-Biblioteche-Museo): corrispondere a esigenze esplicative disilludendo (solo in parte) concettualmente quanto ci sia di buono, anzi di eccezionale, nell’intuizione dell’Accademia e delle persone che la animano.

Comporre un mosaico documentario fluido e poliforme, assumendosi il rischio (alto evidentemente) di architettare un microcosmo in cui si conserva distinguendo solo fisicamente (per naturali esigenze spaziali) ma si conchiude in una relazione d’insieme tutta la sedimentazione della propria memoria, siano essi documenti, libri, suoni, immagini, oggetti.

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Emerge infine, come alla Bibliomediateca dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia si è dovuto per esigenza necessaria – impensabile, oltre che controproducente sarebbe stato non farlo – “Contaminare” l’asettico universo della valorizzazione culturale alzando il tiro sull’esigenza funzionale di definire i perimetri delle diverse prospettive documentali e conservative, non come margini ma come aderenze.

Breviario

Indirizzo Bibliomediateca Accademia Nazionale di Santa Cecilia: Largo Luciano Berio, 3 – 00196 Roma
Sito/i internet: http://bibliomediateca.santacecilia.it http://museo.santacecilia.it
Telefono: +39 80242332. Fax: +39 80242306
Mail: bibliomediateca@santacecilia.it museo@santacecilia.it
A chi rivolgersi: direttrice dr.ssa Annalisa Bini
Accessibilità: via bus (metro più tram 2), parcheggi a pagamento, (modalità di accesso consentita anche ai disabili)
Giorni e orari di accesso: da lunedì a venerdì, 11,00-17,00