info@archivitaliani.it

Istituto Nazionale Tostiano – oltre la Memoria, un archivio

Pubblicato da Diana Settepanella / maggio 18, 2016 / , , / 0 Commenti

FRANCESCO PAOLO TOSTI: OBLIO E RISCOPERTA

“Sono sicuro che non esista l’oblio totale; le tracce, una volta impresse nella memoria, sono incancellabili”

Thomas De Quincey

Quella di Francesco Paolo Tosti è la storia di una riscoperta avvenuta attraverso il recupero di tracce che il tempo non ha potuto cancellare. Tosti è stato a lungo sottovalutato. I motivi vanno rintracciati nella storia e nei mutamenti socioculturali che occorsero dopo la sua morte. La Grande Guerra spazzò via il mondo in cui Tosti aveva saputo emergere, e con esso le abitudini sociali di allora, compresa quella che vedeva nel salotto musicale il centro di aggregazione prediletto dai nobili e dalla ricca borghesia. Si cercò di dare una nuova identità musicale al Paese, allontanandosi da quella che ormai, quasi con spregio, veniva considerata “canzonetta”. Si tornò ad una musica più intellettuale e rigorosa, scevra dai virtuosismi e dalle esagerazioni dell’opera, progredendo e regredendo.

Lo studio scientifico e sistematico promosso dall’Istituto Nazionale Tostiano ha gradualmente sollevato il velo dell’oblio che avvolgeva ormai da tempo Tosti e la sua musica. Gli studi ci restituiscono un personaggio che ha dominato il panorama musicale ottocentesco, con un talento e un’originalità tali da consentirgli di travalicare i confini nazionali e giungere ai vertici della fama mondiale.

DSC_0012

TALENTO E LUNGIMIRANZA

Francesco Paolo Tosti ha origini abruzzesi. Nacque, nel 1846, a Ortona, centro compreso nella costa dei trabocchi, “quella catena di promontori e golfi lunati che dava immagine di proseguimento di offerte, poiché ciascun seno recava un tesoro cereale” (Il trionfo della morte – D’Annunzio). Non a caso, suo padre, commerciante di granaglie, da San Vito si era trasferito proprio ad Ortona, allora importante non solo per la produzione cerealicola ma anche per il commercio marittimo, favorito da quel porto che nell’antichità aveva fatto dell’intera città il porto della popolazione italica dei Frentani. La presenza in città della Cattedrale di S. Tommaso Apostolo segnò il destino di Tosti, in un’epoca in cui l’incontro con la musica poteva realizzarsi quasi esclusivamente negli ambienti ecclesiastici. L’’iniziazione musicale divenne passione, Tosti lasciò l’Abruzzo per la prima volta, si diplomò in violino presso il conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli. Talento e lungimiranza. Fu questo binomio a far sì che tutte le scelte di Tosti si rivelassero coerenti con i movimenti culturali della sua epoca. Riuscì a diventare un punto di riferimento nella vita musicale e mondana di tutte le città che lo ospitarono. Per la sua affermazione professionale, le amicizie ebbero un ruolo di primaria importanza. A Roma frequentò Liszt e il pianista e compositore Giovanni Sgambati, il quale lo introdusse nei salotti dell’aristocrazia romana: divenne maestro di canto della futura regina Margherita di Savoia. Tosti fu animatore di serate musicali presso le dimore degli aristocratici e direttore artistico della vita musicale della corte britannica sotto la regina Vittoria, re Edoardo VII e re Giorgio V. Ebbe tra i suoi allievi di canto anche i figli della regina Vittoria, che nei suoi diari segreti fa frequenti riferimenti alle lezioni di Tosti ai suoi figli; fu professore presso i più prestigiosi istituti di musica, come la Royal Academy of Music e il Royal College of Music. A soli 31 anni era già riconosciuto come il migliore insegnante di canto del suo tempo, come testimonia Verdi in una lettera al direttore d’orchestra tedesco Ferdinand Hiller.

Tosti seppe instaurare legami sempre nuovi senza trascurare le vecchie relazioni. I grandi musicisti italiani quali Verdi, Puccini, Mascagni, Leoncavallo, lo raggiungevano a Londra per curare la messa in scena delle loro opere e si rivolgevano a lui per essere introdotti a corte; i grandi cantanti che frequentavano le stagioni del Covent Garden tra il 1880 e il 1910 (il tenore Caruso, i soprani Nellie Melba e Luisa Tetrazzini, i baritoni Antonio Scotti e Victor Maurel) andavano a studiare le opere con Tosti e con lui si esibivano in concerto.

DSC_0010

L’intuito guidò Tosti anche nella scelta del genere musicale cui dedicarsi. Nel secolo che fu proprio del melodramma, egli si rivolse alla romanza da salotto, che rese immortale portando la propria produzione all’eccellenza. Tosti compose numerose romanze per canto e pianoforte, trasfondendo in esse una tecnica affinata giorno per giorno attraverso il contatto con i maggiori professionisti del tempo. Fece la fortuna di diversi editori, primo tra tutti il milanese Giulio Ricordi, con il quale instaurò un rapporto professionale e di amicizia.

Durante il periodo londinese Tosti non trascurò gli ambienti italiani: continuò a frequentarli, prendendo parte al Cenacolo michettiano, espressione del sodalizio di quattro grandi artisti abruzzesi (Gabriele D’Annunzio, Francesco Paolo Michetti, Francesco Paolo Tosti, Costantino Barbella) i quali vollero abbattere le barriere tra le arti per sperimentare “una grande immensa Arte fatta di tutte le arti”. In particolare, nel 1880 avviò una collaborazione con D’Annunzio: a Francavilla compose “Visione”, la prima di una lunga serie di romanze sui testi del Vate, vere e proprie poesie musicate. La frequentazione dei salotti romani inoltre gli consentì di incontrare costantemente gli artisti e gli intellettuali dell’epoca: Salvatore Di Giacomo, Matilde Serao e il marito Edoardo Scarfoglio, Eleonora Duse, Giacomo Puccini. Con quest’ultimo Tosti fu particolarmente in confidenza, tanto che Puccini, in una dedica autografa, scrisse:

Caro terontola tostata,

questo spartito (il 1°) è per te.

Leggilo, meditalo, ponderalo e se

ti piace goditelo se no… la

carta ti serve.

Ti bacio

con affetto.

Tuo Giacomo

Nel primo decennio del Novecento, Londra riservò due preziosi regali al suo “figlio adottivo”, che ormai aveva pochi anni davanti a sé a separarlo dalla morte: la cittadinanza inglese (che Tosti nelle sue carte definiva “l’affare”) e il titolo di sir.

DSC_0019

L’ISTITUTO NAZIONALE TOSTIANO: L’ARCHIVIO FUORI DI SÉ

L’Istituto Nazionale Tostiano è stato concepito e avviato negli anni ’80 da Francesco Sanvitale e Tommaso Caraceni, per divulgare la conoscenza della vita e delle opere di Francesco Paolo Tosti e degli altri musicisti abruzzesi, promuovere la ricerca, la conservazione, lo studio del patrimonio e quindi la sua fruizione attraverso l’organizzazione di attività concertistica, editoriale, discografica, espositiva, convegnistica, seminariale e formativa. In particolare, dal 1996, la promozione della figura tostiana passa anche attraverso il Concorso internazionale di Canto “Francesco Paolo Tosti”, organizzato con cadenza quadriennale, il quale dal 2003 ha avuto luogo anche nella città di Nara, in Giappone.

In quella che può essere definita la prima stagione dell’Istituto, l’organizzazione di eventi ne ha rappresentato l’attività più significativa finché, attraverso progressive acquisizioni di nuclei documentari, si è giunti alla concentrazione di un patrimonio storico-artistico tale da permettere di avviare una seconda stagione in cui è stato il patrimonio a diventare base portante dell’Istituto e a consentire che nel 1992 venissero istituiti la Biblioteca Musicale Abruzzese e l’Archivio, affidati fin dal principio al dott. Gianfranco Miscia, oggi responsabile dell’intero patrimonio dell’Istituto. Il 1994 è l’anno di istituzione del Museo Musicale, primo museo in Abruzzo (e uno dei pochi in Italia) dedicato alla musica. Il Museo è divenuto il front office dell’Istituto, imprescindibile strumento di mediazione che consente ai visitatori di avere un approccio esperienziale di tipo visivo al patrimonio archivistico; è trait d’union tra il pubblico e le carte che Archivio e Biblioteca custodiscono: con il Museo è stato possibile portare l’archivio fuori di sé, renderlo visibile e farlo “vivere” a chi non rientra nella ristretta cerchia degli addetti ai lavori. Il Museo ha contribuito a dare una diversa percezione di quelle carte che per almeno settant’anni dalla morte di Tosti sono state avvolte dal silenzio. Si respira un’aria ottocentesca nello snodarsi delle stanze: all’interno di teche, vetrine e scaffali lignei, in un perfetto equilibrio tra “contenente” e “contenuto”, gli archivisti, con un certo orgoglio, offrono oggi come allora agli occhi altrui ciò che hanno salvato dall’oblio. Questa aderenza tra museo e archivio, perduta nel corso del Novecento e trasformata in metratura discordante per deriva accademica, riemerge qui naturalmente. Una trasformazione, quella appena rilevata, che ha contribuito a determinare la condizione in cui oggi versano gli istituti archivistici, ai quali, nel panorama dei beni culturali, viene riconosciuto un ruolo marginale rispetto a quello di biblioteche e musei, proprio per la non immediata visibilità del loro patrimonio, che fatica ad arrivare ad un pubblico che trova difficoltà nel “leggere” e quindi conoscere ciò che non è chiaramente manifesto ai loro occhi. L’archivio è stato “trascinato” fuori di sé oltre la sua timidezza, esponendo i documenti nelle sale del Museo e utilizzandoli per la realizzazione di materiale pubblicitario volto a promuovere gli eventi organizzati presso l’Istituto stesso.

DSCN0479

La Biblioteca Musicale Abruzzese, il cui nucleo iniziale si è formato a supporto degli studi su Tosti, possiede un patrimonio di circa quindicimila documenti di interesse musicale, comprendente anche una ricca collezione di ex-musicis, marchio di proprietà ed espressione della personalità e del gusto dei musicisti. La Biblioteca fa parte del Polo dell’Università degli studi “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara, pertanto i suoi documenti sono accessibili online attraverso l’OPAC del Polo UDA.

Il Museo si compone di più sale, il cui nuovo allestimento è stato curato nel 2003. Una sala è destinata alla conservazione e alla consultazione dei documenti storici attraverso i quali si ripropone un sostanziale percorso cronologico della vita di Tosti, dalle tappe della formazione e delle prime esperienze professionali fino al suo definitivo trasferimento a Londra. In particolare, una delle pareti ospita foto d’archivio che aprono un varco nell’intimità del compositore abruzzese e consentono di apprezzarne la carica ironica ed autoironica, di intuirne tratti caratteriali attraverso l’osservazione delle didascalie, realizzate da Tosti stesso, la cui precisione non può non farci pensare al musicista come ad un archivista mancato. In questa sala l’incrocio delle arti perseguito dal Cenacolo michettiano prende forma e si palesa agli occhi del visitatore su di una colonna che campeggia al centro della sala stessa: su di essa è riprodotta una copertina illustrata da Michetti, realizzata per spartiti di Tosti con i quali egli musicava testi scritti da D’Annunzio.

Un altro ambiente ripropone il contesto di lavoro di Tosti, ovvero il salotto musicale della casa inglese, in Mortimer Street, ricostruito sulla base dei documenti fotografici d’archivio e allestita con oggetti, quadri, documenti e persino mobili originali, donati degli eredi del compositore. Programmi di sala manoscritti e a stampa, manoscritti autografi di Tosti, inviti della corte reale, posaterie e argenterie, quadri di pittori famosi (Francesco Paolo Michetti, Giulio Aristide Sartorio, Théobald Chartran, Augusto Guglielmo Stoppoloni), foto con dediche autografe e documenti di Puccini, Verdi, Di Giacomo, Ricordi, D’Annunzio, Michetti, Leoncavallo, Cilea, Mascagni, De Leva, Serao, Boito: una sala in cui il documento è sì presente, ma a colpire è il trionfo dell’oggettistica, ponte tra il nostro tempo e quello passato, strumento, potenziato dai concerti di musica da salotto organizzati periodicamente nella sala, per offrire al visitatore un’esperienza sensoriale a tutto tondo.

DSCN0472

Una sala del Museo è dedicata a Giuseppe De Luca, la “nobile voce” che incantò il Metropolitan di New York, uno dei maggiori baritoni di tutti i tempi. A testimonianza della sua arte, oltre a un immenso patrimonio di incisioni discografiche, ha lasciato lettere, cimeli, costumi di scena, locandine, fotografie con dediche autografe, esposti nella sala, che è al contempo sala espositiva e sala concerti, ideata per comunicare l’archivio anche attraverso la musica.

L’Archivio si compone di quattro fondi privati, tutti riordinati, dichiarati di notevole interesse storico: al nucleo originario, costituito dal fondo Francesco Paolo Tosti, si sono poi aggiunti, mediante donazioni e acquisti sul mercato antiquario resi possibili grazie al sostegno del Comune, il fondo Giuseppe De Luca (donato dalla nipote, il soprano Nicoletta Panni), il fondo Guido Albanese (autore della canzone “Vola Vola”, considerata l’inno musicale dell’Abruzzo popolare) e il fondo Giovanni Martinelli (famoso tenore veneto, originario di Montagnana, amico e collega al Met di De Luca, le cui carte sono entrate a far parte del patrimonio archivistico dell’Abruzzo grazie all’interessamento dei suoi eredi).

DSCN0487

IL FONDO TOSTI: UNO SPECCHIO DI CARTA

Il fondo Tosti è costituito dalla documentazione archivistica appartenuta al grande musicista e dalle carte prodotte dai suoi familiari. Si può inquadrare, pertanto, in quella tipologia archivistica definita “archivio di persona”, testimonianza spontanea dell’attività e quindi della vita di chi ha prodotto documenti per “memoria-autodocumentazione”, senza alcuna preoccupazione rivolta ad un loro eventuale futuro utilizzo da parte dei posteri. Le carte del fondo tostiano sono uno specchio nel quale è riflessa l’esistenza di Tosti e della sua famiglia, sono tradizione della loro memoria, traccia dei loro percorsi di vita.

Il corpus documentario, molto ampio, a partire da un nucleo originario donato da Paolo, pronipote di Tosti, è poi cresciuto nel corso di quindici anni attraverso acquisizioni progressive. Le composizioni che ne fanno parte (circa 400 titoli in italiano, inglese, francese, napoletano e abruzzese) hanno consacrato Tosti come il maggior esponente italiano del genere musicale da camera e rappresentano una memoria-fonte preziosa per lo studio della storia musicale, dell’Abruzzo e dell’Italia intera. La valorizzazione di questo patrimonio ha contribuito a dare visibilità e lustro alla città di Ortona e all’Abruzzo, ed è stato frutto della crescente attenzione del Ministero per i beni e le attività culturali verso il “bene musicale”, generalmente lasciato ai margini in quanto materiale di “confine”, portatore di natura ibrida, sia archivistica che biblioteconomica.

DSCN0471

La documentazione è stata ordinata e inventariata nel 1996, ma questo lavoro si è rivelato insufficiente per il sopraggiungere di ulteriori acquisizioni che hanno fatto di quello che si credeva un archivio personale “chiuso”, un archivio familiare “aperto”, nel quale comunque il nucleo documentario relativo a Francesco Paolo Tosti continua a dominare per quantità su tutti gli altri. È seguito così un nuovo ordinamento, che ha visto la separazione dei nuclei documentari sulla base dei soggetti produttori individuati, e quindi un nuovo inventario analitico. Grazie alla dimensione contenuta del fondo, è stato possibile andare oltre la consueta prassi archivistica che spinge la descrizione inventariale non oltre il livello del fascicolo, arrivando a descrivere ogni singolo documento, snidando riflessioni e assottigliando il divario fra la predisposizione di uno strumento di ausilio alla ricerca e la ricerca stessa.

Attualmente il fondo si compone di 22 buste, per 2200 documenti. Tutta l’opera musicale di Francesco Paolo Tosti fu pubblicata da Ricordi di Milano che quindi possiede gran parte degli originali manoscritti (quelli scampati alla Guerra e alle distruzioni), ma l’Istituto Tostiano ha acquisito le copie autografe manoscritte pronte per la stampa, gli abbozzi (fondamentali per gli studi filologici) e qualche inedito. Inoltre al fondo appartengono le prime opere assolute di Tosti: la prima romanza autografa dedicata al padre Giuseppe e le due opere sacre composte da Tosti, “Tantum Ergo” e “Quia Vidisti” (che è anche il titolo di una mostra attualmente in corso, organizzata dall’Istituto Nazionale Tostiano per celebrare il centenario della morte di Tosti).

DSC_0017

Breviario.

Indirizzo Istituto Nazionale Tostiano: Palazzo Corvo, Corso Matteotti – 66026 Ortona (CH)

Telefono: 085.90.66.310

Fax: 085.90.65.099

Mail: info@istitutonazionaletostiano.org

Sito internet: www.istitutonazionaletostiano.org

A chi rivolgersi: dott. Gianfranco Miscia

Giorni e orari di accesso: da lunedì a venerdì 10 – 13; martedì e giovedì 15 – 18 (altri giorni ed orari su appuntamento).

Accessibilità: Il Museo si trova al primo piano di una dimora storica vincolata architettonicamente. Non vi sono servizi per le disabilità motorie.

Supporti alla visita: audioguide (inglese-italiano), opuscoli.

Ingresso libero. Visita guidata su richiesta.