info@archivitaliani.it

Orafi, archivi e paradigmi

Pubblicato da Martina De Montis / dicembre 10, 2015 / , , , , / 0 Commenti

Il disagio eversivo della creazione: i metalli, gli uomini, la carta.

Uomini che senza saturarsi producono eccezioni.  Educano e dissimulano la materia per farne forme reali.  Nelle loro mani trova sollievo una somma di saperi netti , che riduce al vaglio di una “trappola idealistica” l’ideare e il realizzare, ponendo il dubbio che esistano gerarchie e differenze fra un’artista e un artigiano.

Il sapere che nello specifico caso si riflette in strumenti e creazioni declina alle istituzioni che lo preservano, nomi diversi e la stessa memoria, ma ne produce sottraendolo al diniego, un’immagine complessa e lineare al contempo, fatta inavvertitamente di materia umile. Uomini, metalli e secoli, divenuti per burattatura carta.

orafi_01

Università e nobil Collegio: i secoli e gli Orafi.

Animo forte e Buone mani – artigiani – presso la chiesa di S. Salvatore delle Coppelle con la comune dedicazione a Sant’Eligio vescovo di Nojon. Orefici, ferrari e sellari posero origine nel XIV secolo (una prima regolamentazione scritta delle attività si trova già negli statuti di Roma nel 1358) al loro sodalizio corporativo, dalla cui scissione nel 1404 germogliarono tre confraternite autonome.

Dopo un secolo di tentativi nel 1509 Giulio II della Rovere approvando lo statuto della nuova “Università” degli orefici acconsentì anche a “costruire et edificare et fabbricare una chiesa, ovvero una cappella, sotto detta invocazione di S.Eligio, in strada Giulia” nuova sede della corporazione.

I lavori della chiesa furono affidati a un giovane ma già celebre, Raffaello Sanzio, con la garanzia  di Antonio da San Marino (Orafo e console della stessa Università nonché sodale dello stesso artista urbinate).

Orafi_02

Sotto l’influenza del Bramante Raffaello disegnò e progettò quella che una volta edificata divenne S.Eligio degli Orefici (oggi visitabile su appuntamento) piccolo capolavoro architettonico stretto fra campo dei fiori e la sponda assolata del Tevere.

Un secolo più tardi, nel 1582, un breve di Gregorio XIII conferì alla stessa Università il titolo di “Collegio e Nobil Arte” sottoponendola alla sola giurisdizione della Reverenda Camera Apostolica, e qualche anno dopo per volere di Papa Paolo V la stessa corporazione ottenne il privilegio, nonché la facoltà, di liberare nel giorno di S.Eligio un condannato a morte.

Nel 1739 con l’approvazione di Papa Clemente XII Corsini, fu riformato l’originario statuto del 1509, assunto il nome di “Nobil Collegio degli Orefici e Argentieri di Roma” e riformato l’originario impianto corporativo. Da allora, con “probità, abilità e perizia” Il camerlengo e i tre consoli a capo del Nobil collegio condussero il controllo del mercato orafo romano, attraverso la validazione e il rilascio delle Licenze (Patenti) indispensabili per poter esercitare a qualunque titolo l’arte orafa presso la città.

Orafi_03

Dopo il 1802, con l’abolizione generale delle corporazioni iniziò una sostanziosa fase di trasformazione.  Come molte altre realtà corporative, anche il Nobil Collegio dovette adattarsi a un cambiamento radicale, e proporre un nuovo modo di intendere se stesso. Lo statuto Albertino produsse inoltre un drastico restringimento delle funzioni come dei privilegi per l’esclusione delle organizzazioni artistiche dalle pubbliche attività. Nel 1873 i maestri orafi romani consci delle trasformazioni in atto costituirono il Consorzio degli Orefici e Argentieri e Capi d’Arte di Roma, e dopo essere stati riconosciuti come corpo morale dal Regio decreto del 19 dicembre del 1875, approvarono il nuovo statuto. Nonostante le limitazioni governative e le successive modifiche allo statuto sociale apportate con i Regi decreti del 1892, 1906, 1927 il Consorzio svolse le sue attività, per lo più assistenzialistiche, fino all’avvento del regime fascista.

Orafi_04

Nel 1961, l’assemblea generale dei soci decise di porre fine all’esperienza del Consorzio dando al contempo vita a un nuovo istituto, il quale promuovesse attività artistiche rivolte ai giovani orefici, identificando come primaria non più la funzione assistenzialistica ma quella culturale.

Nell’ottobre del 1971 con decreto del Presidente della Repubblica, il Consorzio riassunse l’originaria denominazione di Università e Nobil Collegio degli Orafi, Gioiellieri, Argentieri dell’Alma Città di Roma.

Nel 2008 una nuova modifica dello statuto permise per la prima volta l’associazione “urbi et orbi” e non solo agli orafi romani, ma a tutti gli orafi del mondo con adeguate prerogative, sintomo di una nuova apertura, e di una nuova prospettiva di coinvolgimento associazionistico che prosegue ancora oggi.

Statera auraria ponderare.

Carta raccolta per sedimentazione involontaria (da buon archivio), ma con parsimonia e accuratezza: come pioggia piovana, o limature per restare in tema. Copiosa e densa per sostanza ma anche per storia trattenuta e restituita:

“Per quanto concerne il suo valore storico quale fonte per la storia delle arti minori, non è esagerato affermare che esso sia grandissimo, in quanto è, attualmente, in tutta l’Italia l’unico archivio di una corporazione degli orafi, con una documentazione quasi completa della prima metà del secolo XVI […] Tutta la vita della corporazione, nella sua duplice funzione di organizzazione di mestiere e di pia istituzione religiosa, può essere seguita nel suo graduale evolversi e estinguersi” Angelo Lipinsky.

Orafi_05

Archivio vivo e misurato, salvato, o meglio preservato. “Malauguratamente i tempi e gli uomini sono mutati a tal punto, che anche il Consorzio degli orefici si troverà posto dinnanzi alla dolorosa necessità di dover forse cessare ogni sua attività”  per scongiurare il rischio della dispersione l’8 febbraio 1948 l’archivio  venne affidato (con decorrenza al 31 dicembre 1951) in custodia a Costantino Bulgari: Orafo, studioso, e socio del Consorzio La custodia venne poi prolungata fino al 31 dicembre 1952, e per anni Carte e soggetto produttore, compresero il loro vincolo per interposizione.

Nel 1953 Il Consorzio rientrò in possesso del suo archivio. Anni dopo, quelle stesse carte, sistemate in nuovi locali appositamente allestiti in via S.Eligio 8 (sede attuale), sull’impulso di una specifica commissione composta dai consoli: De Simoni, Mancini, Polinori ebbero la loro prima sommaria organizzazione. Il primo vero riordino archivistico iniziò (dopo quelli del segretario Perelli nel ‘700 e del custode Bazzani anni 20 del ‘900) su impulso della soprintendenza per il Lazio, alla fine degli anni ’70 del secolo scorso.  Infine nel 1990 un nuovo riordino (a cura della Soprintendenza),  portò alla redazione di un nuovo e più completo inventario e qualche anno dopo all’inserimento della scheda anagrafica in SIUSA.

Conservare, valorizzare e… condividere.

Il complesso documentale conservato dall’Università e Nobil Collegio degli orefici, gioiellieri, argentieri dell’alma città di Roma, è attualmente in fase di aggiornamento e riorganizzazione inventariale (nel rispetto dei vincoli e delle tradizioni archivistiche). Le 1200 unità archivistiche, che complessivamente compongono l’archivio istituzionale, sono  soggette ad attente ed accurate attività di schedatura analitica, funzionale al progetto di digitalizzazione, che la stessa Università (e il suo consiglio direttivo) ha deciso di promuovere e sostenere, coadiuvato da archivisti e informatici qualificati.

Una vitale e solida concezione culturale che somma senza snaturare e accoglie senza comprimere.

Orafi_06

Alla cura dell’archivio storico infatti si accompagna quella di una Biblioteca (con la redazione di un nuovo catalogo e la recentissima adesione al Polo IEI del Servizio Bibliotecario Nazionale – SBN)  l’organizzazione di corsi ed eventi formativi rivolti a professionisti del settore, di mostre, di concorsi internazionali per giovani orafi ed argentieri e di numerose altre attività rivolte ai soci e ai non soci “tendenti a mantenere vivo nelle categorie, le nobili tradizioni d’arte dei Maestri Orafi Romani”.

Idee floride di cultura.

Intento consapevole di apertura ed evoluzione quello che si respira in via di S.Eligio, scelte che definiscono funzioni primarie di valorizzazione della propria memoria e che sostengono affrontando lucidamente le problematiche di una nuova conservazione, la ridefinizione dei propri storici paradigmi. Conservare per tutelare.. e sperimentare.. e innovare.

Orafi_07

Il senso complesso di tutto questo resta edificante e sottinteso anche se dimensionato, poiché reale e misurabile. Un’identificazione solidale a un’istituzione certo, ma anche in modo più romantico a un groviglio di eredità. “il mestiere si tramanda innovando. È innovando che si rispetta e continua la tradizione, che è costituita dal sedimentarsi storico delle precedenti innovazioni”. Luoghi e documenti  che sostengono un ricordo, ma che esercitano quello stesso sostegno in modo complesso e articolano attraverso il loro ingombro e la loro presenza, la loro sostanza prospettica e il loro termine di paragone. Uno spessore incedibile di responsabilità culturale, sprone al progresso come alla lucida attenzione. Un esempio e una guida al buon governo del moto umano. Ecco cosa è cultura. Ecco cosa è un archivio.

Breviario

Indirizzo: Via di S.Eligio n.7  00186 Roma

Numero di telefono: +39. 06. 6868260

Mail: info@universitadegliorefici.it

Sito Internet: www.universitadegliorefici.it

Accessibilità: Su Appuntamento

Giorni e orari di accesso: da lunedì a venerdì  9.30-14.30