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Teatro d’Archivio? No: Archivio d’Arte per tutti!

Pubblicato da Carlo Alessandri / settembre 30, 2015 / , , , , , / 1 Commento

«I giganti siamo noi, in agguato nella vita di ogni giorno, ogni qualvolta ci rifiutiamo alla poesia e, con la poesia, all’uomo (…) una società che si lascia sempre più condizionare dalle proprie stesse strutture, una società che diviene ogni giorno più insensibile e refrattaria al richiamo dell’arte, e sembra quasi volersi rendere incapace di far poesia, di capire poesia, di amare la poesia.».

G. Strehler, Per un Teatro umano

Il Piccolo Teatro (d’Arte per tutti): fondazione, fondatori.

Nel Novecento, in Europa e nel mondo, l’autonomia del Teatro, il suo organizzarsi come comunità o microsocietà separata e operante con una sua indipendenza economica e culturale è ovunque, e in diverse forme, politicamente connotata. Per evitare spiacevoli e qualunquistici fraintendimenti, sia chiaro che non s’intende individuare un’appartenenza a valori politici, in senso stretto; chiaro e innegabile resta comunque che nella storia ci sono stati e tuttora esistono, in diverse forme, teatri definibili “politici” per la natura dei temi degli spettacoli che ospitano e producono sulle loro scene, e altri, invece e soprattutto, che teatri politici sono considerabili per il modo stesso in cui si ritagliano un ruolo da protagonisti nella società in cui si “ergono” e affermano, condizionando il contesto sociale in cui operano con la propria attività.

In Italia tale prospettiva di Teatro tardò ad affermarsi fino al secondo dopoguerra, non riuscendo a costituirsi e strutturarsi come istituzionale, fino a quando non si allinearono, con coesione e determinazione, le capacità intellettive e artistiche di due uomini ben intenzionati a scrivere la prima pagina del nuovo libro del Teatro italiano: Giorgio Strehler e Paolo Grassi, in altre parole il padre del teatro di regia italiano, che fece del lavoro registico creativo e meticoloso un credo guidando con soddisfazione quella che Gian Maria Guglielmino definì «la marcia inarrestabile della regia», e il grande appassionato di Teatro dotato di visione e capacità organizzative.

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I due, con Nina Vinchi (Segretaria Generale fino ai primi anni Novanta), lavorarono a un teatro per la città come pubblico servizio, sostenuto economicamente dai diversi enti e in qualche modo dalla città – al centro della città – pulsazione attiva di fermento culturale al grido di “Teatro D’Arte per tutti!”, con un pubblico eterogeneo da snidare tra la piccola e media borghesia, nelle officine, nelle scuole, negli uffici, offrendo semplici e convenienti formule di abbonamento.

È il 14 maggio del 1947 quando si leva il sipario sullo spettacolo inaugurale della prima (mini) stagione del primo Teatro Stabile italiano. In scena L’Albergo dei poveri (o Bassifondi) del drammaturgo russo Maksim Gor’kij; la regia è di Giorgio Strehler.

Comincia da qui la storia del Piccolo Teatro di Milano, in una città provata dai bombardamenti, ma animata al contempo, dagli ideali della ricostruzione. I prodromi del “teatro d’arte per tutti” vivevano da tempo nella mente e nell’anima di Grassi, che il 25 aprile del 1946 pubblicò su «Avanti!», il seguente articolo che suona, a posteriori, come illuminata e determinata dichiarazione d’intenti:

Ragioni culturali ma soprattutto ragioni economiche tengono lontano il popolo dal teatro, mentre il teatro, per la sua intrinseca sostanza, è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività, mentre il teatro è il miglior strumento di elevazione spirituale e di educazione culturale a disposizione della società. Noi vorremmo che autorità e giunte comunali, partiti e artisti, si formassero con questa precisa coscienza del teatro, considerandolo come una necessità collettiva, come un bisogno di cittadini, come un «pubblico servizio», alla stregua della metropolitana e dei vigili del fuoco, e che per questo preziosissimo «pubblico servizio» nato per la collettività, la collettività attuasse quei provvedimenti atti a strappare il teatro dall’attuale disagio economico e al presente monopolio di un pubblico ristretto, ridonandolo alla sua antica vera essenza e alle sue larghe funzioni.

L’esigenza di fondare per ricostruire. Accentrare, nel senso largo del termine, risorse istituzionali (Comune, Provincia e Regione) ed entusiasmi creativi, per evitare la deriva della dispersione culturale (teatrale). Fiuto, ostinazione, metodo, devozione e dedizione. In poche parole la nascita del Piccolo Teatro di Milano.

Da allora, in più di sessantasette anni di attività, il Piccolo ha prodotto oltre 300 spettacoli, circa 200 diretti da Strehler, di autori che vanno da Shakespeare a Goldoni (il suo celebre Arlecchino servitore di due padroni, è tutt’ora l’opera di produzione italiana più rappresentata al Mondo, nonché l’argomento più ricercato dagli utenti dell’archivio); Pirandello, Brecht (L’opera da tre soldi del 1956 fu la prima opera brechtiana mai rappresentata in Italia, messa in scena alla presenza di Brecht stesso in occasione del suo compleanno), e Cechov, con i quali Strehler consegnerà alla storia un percorso creativo che si snoda nel corso di un cinquantennio, fra i due poli di una soggettività registica intensa e una continua volontà d’indagine sul rapporto individuo/società.

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Dal 1 novembre del 1998 – dopo la morte di Strehler un anno prima – con il passaggio del testimone a Sergio Escobar nel ruolo di Direttore e a Luca Ronconi nel ruolo di Direttore artistico (quest’ultimo venuto a mancare il 21 marzo scorso), il Piccolo già “Teatro d’Europa” dal 1991, consolida la dimensione internazionale e interdisciplinare, candidandosi sempre più quale ideale polo culturale non più solo cittadino ma anche europeo.

Nel suo itinerario di ricerca, Luca Ronconi ha proposto al Piccolo, negli anni, i grandi classici da Aristofane a Shakespeare, alternati ad autori meno frequentati in teatro quali Schnitzler o contemporanei come Jean-Luc Lagarce, Edward Bond, Michel Garneau, Rafael Spregelburd, accanto alle versioni per la scena di celebri romanzi (per tutti, Lolita di Nabokov). Memorabili, tra le varie, le sue messa in scena di Infinities (2002) del matematico inglese John D. Barrow e quella di Lehman Trilogy di Stefano Massini (2015), sua ultima regia.
Stefano Massini – colui che lo ha succeduto – dal primo maggio, nel ruolo di consulente artistico del Piccolo.

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Un patrimonio potenziale inestimabile di documenti, immagini, testi, critiche, articoli, fotografie, bozzetti di scena, e tanto altro ancora, che non poteva rimanere “indomato” a lungo. Bastò poco, relativamente poco, affinché si accendesse una lampadina nella mente del grande organizzatore che fu Grassi, e nel 1966, si istituzionalizzò L’Archivio Storico del Piccolo Teatro di Milano, il luogo in cui aumenta la sedimentazione dei documenti, conciliandosi con la materia prima senza la quale questi non potrebbe esistere. La poesia del teatro abbraccia la storia del teatro, storicizzandosi e divenendo patrimonio culturale internazionale.

L’Archivio Storico del Piccolo Teatro di Milano.

Costituito ufficialmente nel 1966 nella storica sede di Via Rovello 2 su iniziativa di Paolo Grassi, l’archivio nasce dall’intuizione e dalla volontà di sistematizzare il molteplice materiale relativo agli spettacoli prodotti dal Piccolo insieme a quelli relativi alle diverse produzioni ospitate nelle stagioni dal 1947 a oggi. Promuovere e riordinare da un punto di vista spaziale e documentale, tutti gli archivi che ne conservano la storia: un progetto di archiviazione globale della sua memoria.

Buona parte dell’impresa si deve a Grassi. Difatti, un “indizio conservativo” del materiale inerente agli spettacoli era già in atto prima del 1966, poiché fin dai primi spettacoli dal 1947 venivano dettagliatamente fascicolate per ogni nuova produzione tutte le critiche, le segnalazioni, gli articoli (anche quelle locali relative alle tappe di tournèe per quanto riguarda le produzioni del Piccolo) e le pubblicazioni quotidiane, periodiche e saggistiche, insieme a elementi determinanti della fase produttiva e distributiva di ogni spettacolo (rassegna stampa, bozzetti e figurini, manifesti e locandine, fotografie, programmi di sala, preventivi dei costi, note di regia e copioni, dei quali alcuni conservati intonsi e altri impregnati della vivezza degli appunti a margine, per lo più copie appartenenti al suggeritore, raramente al regista stesso). Tutto materiale che in principio fu organizzato in cartelle cartacee, e che nell’Archivio Storico vennero fascicolate secondo un criterio d’inventariazione basilare e di semplice consultazione, in cui si individua come riferimento-matrice e chiave d’accesso, il nome dello spettacolo, al quale è assegnato un numero seriale progressivo (va da sé che il n°1 corrisponde a L’Albergo dei poveri), in ordine cronologico di produzione e programmazione, che determina il nucleo tematico al quale associare documentazione eterogenea.

Tornare a considerare infine questa reattività alla conservazione, come intuizione e propagazione originaria del profilo caratteriale analitico di Grassi. Conferma di una visione votata alla trasmissione, volta a bandire la conoscenza teatrale di uno Stabile, inteso come coacervo di elementi sparsi seppur comunicanti tra loro. Materia “magmatica” da tramutare in ordinamento e inventariazione, capace di restituire ad appassionati e studiosi, “teatranti” di tutte le epoche, il riflesso e l’essenza di quel Teatro d’Arte per tutti!

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Dal fascicolo cartaceo a quello online: L’Archivio Storico 2.0.

Nato dunque inizialmente come sistematica raccolta di materiale relativo agli spettacoli prodotti dal Piccolo, l’Archivio Storico, dal 1998, avvia il progetto d’informatizzazione, con graduale interesse alla digitalizzazione che nel corso degli anni si estende a tutte le diverse tipologie di documenti raccolti negli anni negli archivi di comodo, nei magazzini dei costumi teatrali e nei depositi dove sono riordinati bozzetti, manifesti, spartiti, programmi di sala, copioni, e anche verbali di riunioni di compagnia.

Questa prima fase d’informatizzazione, avviata con largo anticipo rispetto lo standard italiano (individuato intorno al 2005, N.d.R.), consentì di digitalizzare molta parte del materiale preesistente, garantendo la migliore conservazione possibile e l’ordinata gestione di un vasto patrimonio teatrale, promuovendolo al tempo stesso, consentendo a una più ampia fascia di utenza la fruizione e, soprattutto, la consapevole consultazione.

E’ proprio in questa direzione “interattiva” che marcia la seconda fase del progetto di digitalizzazione, avviata nel 2005. Attivo dal 2006, il nuovo Archivio Multimediale, porta con sé le migliorie figlie di una fase di studio decennale, e si avvale dei nuovi mezzi tecnologici e di una consulenza di settore, che mise a disposizione dell’utente un vero e proprio strumento di lavoro, ricerca e conoscenza, unico nel panorama teatrale italiano. Una nuova piattaforma in grado di attivare grazie ad un unico input di ricerca, tutti i materiali disponibili nelle diverse tipologie riconducibili a uno spettacolo o a un’artista, offrendo diversi spunti di ricerca oltre la tematica focale e conducendo l’utente in una fase attiva e stimolante, grazie ad un’interfaccia dinamica con diversi menù grazie ai quali è possibile selezionare l’argomento per titolo dello spettacolo, autore, regia, scenografia e ottenere i risultati organizzati secondo le tipologie di materiali. Un’ulteriore declinazione dell’originale e rivoluzionaria idea di un“Teatro d’arte per tutti”, in cui il “per tutti” si confronta oggi con la modernità e attraverso la “rete”, diviene in grado di amplificare una nuova prospettiva di collettività. Il passaggio all’inventariazione digitale, ha seguito in serie le procedure di predisposizione di una base dati-scansione-digitalizzazione-messa on-line, ed ha tenuto fede alla scheda originaria pensata per l’inventariazione cartacea (riportante le principali voci: stagione, titolo dello spettacolo, autore, regia, scene, costumi, musiche e attori), dimostratasi funzionale e fedele alle necessità di consultazione verso cui è votata ogni nuova scheda informatica, integrata con campi relativi a dati tecnici quali supporto e formato, strizzando l’occhio a quei requisiti extra-contenutistici divenuti di primaria importanza nell’era digitale.

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Un archivio fotografico ” per sottrarre il Teatro all’oblio”.

Come detto, nel 1998, il Piccolo Teatro di Milano inizia il lavoro di digitalizzazione del materiale d’archivio, a partire dal vasto corpus di materiale fotografico nel frattempo inventariato (dal 1947) con intenti prevalentemente conservativi. Numerosissime le immagini preservate in archivio fotografico, buona parte delle quali è possibile rintracciare anche nell’archivio multimediale (dato in continuo incremento) tra stampe originali, negativi e diapositive: un mosaico vivente che raffigura sessant’anni di teatro, attraverso più di 500.000 fotografie di scena a colori ed in bianco e nero, immagini dedicate agli attori, alle prove ed ai registi.

Una vastità documentale che dobbiamo anche grazie ad alcuni grandi fotografi freelance e di agenzia del passato, capostipiti della fotografia di scena, tra tutti Ugo Mulas, che operò fino a formulare una teoria per la documentazione visiva dell’ambiente scenico nel 1958, ispirato dalle indicazioni contenute nei Modelbuch brechtiani del Berliner Ensemble.

Dal 1964, operativo fino al 2003, il Piccolo assume Luigi Ciminaghi come fotografo ufficiale, al quale si deve gran parte del capitale d’immagini. Dalla sua rinomata e costante collaborazione con Strehler nacque un metodo e un laboratorio di sviluppo e conservazione interno al teatro, di cui lo stesso si come riferimento primario dal 1997. Da qui, scaturisce l’aspetto più importante, a nostro avviso, dell’Archivio Fotografico: grazie al suo serbatoio visivo, ha saputo superare il concetto della fotografia di scena come momento autoreferenziale, elevandolo ad altra dimensione, a rappresentazione del rapporto profondo tra evento scenico e sensibilità del suo fotografo-autore, al pari di altri documenti d’archivio quali recensioni, articoli, saggi, e divenendo quindi veicolo di conoscenza per i numerosi teatranti, ricercatori e giovani studiosi, che ancora oggi scelgono di recarsi in Largo Paolo Grassi per consultare gli archivi, o per quelli che lo fanno davanti ad un PC, da chissà quale parte del mondo.

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– Hanno detto:
1. «Strehler ha voluto qualcosa di più e a mio parere l’ha ottenuto: cogliere il senso (continuo) della commedia, scandire il tempo umano, dilatarlo fino a farne la vita stessa dei personaggi, un giorno che riflette tutta l’esistenza». Ennio Flaiano, 24 gennaio 1965 – Le Baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni;

2. A proposito della produzione italiana de L’Opera da tre soldi del 1956 cui assistette invitato da Strehler, Brecht dichiarò: «La mia Opera da tre soldi venne dieci anni dopo la Prima Guerra Mondiale. Dieci anni dopo la Seconda Guerra Mondiale torna a rivivere in un calderone di streghe. Se dovrà essere di nuovo rappresentata dopo una terza guerra mondiale, il mondo intero non varrà tre soldi».

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Materiali in Archivio Storico:

  • 700.000 ritagli stampa
  • 3.700 bozzetti di scena e figurini
  • 5.000 manifesti e locandine
  • 500.000 fotografie
  • 2.000 programmi di sala
  • Oltre 350 copioni

Materiali nell’Archivio multimediale (in continuo incremento):

  • Oltre 8.000 ritagli stampa
  • 780 bozzetti e figurini
  • 350 manifesti e locandine
  • 12.000 fotografie

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Breviario:

Indirizzo Archivio Storico Piccolo teatro di Milano: Teatro Strehler, Largo Paolo Grassi 2, 20121 Milano

Telefono: +39. 02. 72333 320

Mail: archiviostorico@piccoloteatromilano.it

Sito internet: www.piccoloteatro.org

A chi rivolgersi: Franco Viespro / Silvia Colombo.

Accessibilità: solo su appuntamento

Giorni e orari di accesso: da lunedì a venerdì 14.30-18.30